Altre attività

Ticino, interpellanza urgente per chiedere intervento del Governo su crisi idrica

 

Atto Camera

Interpellanza urgente 2-01907

presentato da

SCUVERA Chiara

testo di

Martedì 1 agosto 2017, seduta n. 846

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, per sapere – premesso che:
secondo i dati del Consorzio del Ticino dei 264 metri cubi al secondo che entrano nel fiume, ne restano appena 14 dopo i prelievi destinati all’agricoltura, quota imposta da una normativa del 2010 al di sotto della quale si rischia il collasso: infatti, il livello di 14 metri cubi al secondo corrisponde al deflusso minimo vitale (Dmv);
importante riduzione di portata sarebbe determinata dalla bassa affluenza di acqua che si riversa dalla Svizzera nel lago Maggiore, causata da una siccità ormai cronica e dalla scarsità dei ghiacciai ritiratisi e dalla mancanza di nevicate nel periodo invernale, che in questi giorni ha raggiunto il minimo storico di 44,2 metri cubi, record che supera quello negativo del 2006 che corrispondeva a 50,8 metri cubi;
il parco del Ticino, come riportato da organi di stampa, lancia l’allarme: si sta verificando uno svuotamento molto accelerato del lago Maggiore che si abbassa di quasi 10 centimetri al giorno, contro i 4-5 centimetri degli anni scorsi;
in base alla misurazione effettuata a Sesto Calende, 10 centimetri corrispondono a 20 milioni di metri cubi, esattamente a 20 miliardi di litri: dati preoccupanti considerando che si è solo alla fine di luglio;
se i ritmi di uscita si manterranno sulle cifre suesposte, si metteranno a rischio l’ecosistema del parco e l’agricoltura, entrambi già in forte sofferenza;
il parco del Ticino chiede l’aumento del livello di regolazione massima del lago Maggiore, che ora è a 1 metro, con deroga a 1,25. La richiesta è di portarlo a metri 1,50 al di sopra dello zero idrometrico di Sesto Calende, appena possibile alle prossime auspicabili piogge, che corrisponderebbe a 52 milioni di metri cubi di acqua in più, in modo da avere una riserva idrica provvidenziale per l’ecosistema, l’agricoltura e le attività produttive;
si richiama l’interpellanza n. 2-01245 sottoscritta da 32 deputati del Partito Democratico e la relativa risposta del Governo in cui si descriveva la cosiddetta sperimentazione –:
come il Ministro interpellato intenda procedere per porre rimedio alla crisi idrica del Ticino, tutelando il parco riconosciuto dall’Unesco come riserva della biosfera e salvaguardando flora e fauna di quell’ecosistema che annovera 50 specie già in condizioni di rischio, e quali siano i risultati della sperimentazione messa in atto.
(2-01907) «Scuvera, Ferrari, Prina, Zardini, Gasparini, Falcone, Garavini, La Marca, Braga, De Maria, Arlotti, Bratti, Giuseppe Guerini, Marantelli, Narduolo, Iori, Bergonzi, Gianni Farina, Cinzia Maria Fontana, Lorenzo Guerini, Cassano, Casati, Misiani, Camani, Carra, Rampi, Sbrollini, Terrosi, Bombassei, Quintarelli, Preziosi».

Certosa di Pavia, la mia interrogazione per chiederne la piena fruibilità

Atto Camera
Interrogazione a risposta in commissione 5-11280

presentato da

SCUVERA Chiara
testo di
Giovedì 4 maggio 2017, seduta n. 789

SCUVERA. — Al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo . — Per sapere – premesso che:
con la legge n. 106 del 2014 sono stati destinati 80 milioni di euro di investimenti nel piano strategico «Grandi progetti beni culturali», per il biennio 2015-2016, di cui 7 milioni per il restauro e la valorizzazione della Certosa di Pavia;
con l’approvazione, all’inizio del 2016, del programma triennale degli interventi del fondo per la tutela del patrimonio, ai sensi dell’articolo 1, commi 9 e 10, della legge 190 del 2014, sono stati assegnati ulteriori 150 mila euro per manutenzioni e lavori di impiantistica al museo della Certosa di Pavia;
nonostante gli investimenti da parte dello Stato e l’impegno del comune di Certosa, la fruibilità del monumento non è consentita ai visitatori in misura adeguata, per giorni e orari –:
quali siano i risultati dell’azione di Governo in relazione al restauro e alla valorizzazione del complesso museale della Certosa di Pavia e quali iniziative si intendano adottare per consentire l’adeguata fruizione del monumento. (5-11280)

Marvell, la mia interrogazione per chiedere che questo polo di eccellenza non lasci Pavia

 

Atto Camera

Interrogazione a risposta in commissione 5-10768

presentato da

SCUVERA Chiara

testo di

Mercoledì 8 marzo 2017, seduta n. 755

  SCUVERA. — Al Ministro dello sviluppo economico . — Per sapere – premesso che:
alla Marvell Italia, esempio dell’innovazione pavese, unica sede della multinazionale statunitense Marvell Ltd specializzata in microelettronica, è stata avviata la procedura di licenziamento collettivo per i 78 dipendenti, tutti ricercatori e progettisti nel ramo dell’elettronica avanzata, in seguito alla decisione della casa madre di abbandonare il settore della ricerca e dello sviluppo nel ramo della telefonia mobile;
insediata a Pavia nel 2009, scelta strettamente legata alla facoltà di ingegneria e a un gruppo specializzato in microelettronica dell’università di Pavia che forma specialisti in materia di « analog and mixed signal design», la Marvell Italia è stata in grado di attirare competenze dai territori e di esportare in tutto il mondo il know-how formatosi a Pavia. Non ha mai prodotto, bensì ha fatto finora progettazione e ricerca vedendo crescere i propri dipendenti dalle 70 alle 100 unità nel 2015, le cui caratteristiche sono l’età media al di sotto dei 40 anni e la iper-specializzazione, infatti tra i dipendenti 40 hanno un dottorato in microelettronica, mentre gli altri sono laureati o in possesso di un master;
si tratta di eccellenze, tra cui professionalità formate all’università di Pavia e sottratte alla fuga all’estero o addirittura cosiddetti «cervelli di rientro», giovani talenti rientrati in Italia dopo essere espatriati per occasioni di lavoro, attratti a Pavia dal marchio che nel mondo conta 7 mila dipendenti e fattura quasi 4 miliardi di dollari l’anno, i cui partner commerciali sono, tra gli altri, Alcatel, Asus, Cisco, Huawuey, Nokia e Samsung;
quello della Marvell sarebbe il secondo caso di licenziamento collettivo in provincia di Pavia — l’altro è quello della Lidl di Cigognola — dopo l’eliminazione della vecchia procedura di mobilità, e avviene pochi giorni dopo la pubblicazione dei dati che indicano la produzione industriale pavese in crescita per il terzo anno consecutivo;
la complessità dei licenziamenti «eccellenti» alla Marvell Italia riguarda la natura dell’azienda coinvolta e le caratteristiche dei dipendenti, con qualifica specializzazione nell’ambito dei semiconduttori, mercato che, in Italia, non sembra offrire sbocchi alternativi –:
quali iniziative intenda intraprendere il Governo per far sì che un polo di eccellenza quale Marvell Italia non lasci il territorio nazionale, ma continui a contribuire alla crescita innovativa del territorio e per salvaguardare l’occupazione, la cui altissima specializzazione rappresenta un importante patrimonio per il Paese. (5-10768)

Eni Sannazzaro: fare chiarezza sugli incidenti. La mia interrogazione in Commissione

 

Atto Camera

Interrogazione a risposta in commissione 5-10536

presentato da

SCUVERA Chiara

testo di

Giovedì 9 febbraio 2017, seduta n. 739

  SCUVERA. — Al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro dell’economia e delle finanze, al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:
il 5 febbraio 2017 si è verificato un incidente nella raffineria dell’Eni di Sanazzaro de’ Burgondi;
dagli organi di stampa si apprende, in particolare, che le fiamme hanno avuto origine dall’isola 7, posta al centro della raffineria, dove è situato l’impianto di raffinazione del greggio, che viene distillato e desolforato, e che l’incendio ha avuto origine proprio durante il processo di de-solforazione;
in meno di un anno si sono verificati, dunque, ben quattro incidenti: due episodi nel luglio 2016 e un incendio il 1o dicembre 2016, negli impianti del Progetto est;
in merito a quest’ultimo incidente la società ha comunicato che non si sono verificati danni alle persone né si stimano impatti sull’ambiente, ma già nell’aprile 2012 si verificata l’esplosione di un forno adibito alla de-solforazione del gasolio, all’interno dell’isola 6, le cui fiamme hanno lambito le torri più alte dell’impianto coinvolto;
le organizzazioni sindacali denunciano criticità organizzative legate alla carenza di organico, con conseguenti situazioni di stress, di pericolo e di rischio per il personale addetto;
l’elenco degli incidenti rilevanti occorsi alla raffineria Eni di Sannazzaro è fonte di preoccupazione, tanto più perché essa è situata in prossimità del centro abitato e di aree di produzione agricola –:
quali iniziative di competenza intenda intraprendere il Governo per verificare le cause della catena di incidenti occorsi alla raffineria e tutelare le persone e l’ambiente nell’immediato e in futuro. (5-10536)

Tribunale Unificato Brevetti, la mia interrogazione per chiedere una sede centrale a Milano

Atto Camera

Interrogazione a risposta immediata in commissione

presentato da
SCUVERA Chiara

testo di

Martedì 7 febbraio 2017, seduta n. 737

  SCUVERA, BERLINGHIERI, QUARTAPELLE PROCOPIO, BENAMATI, CARROZZA, ALBINI, ARLOTTI, BARGERO, BASSO, BECATTINI, BERGONZI, BRAGA, CAMANI, CANI, DONATI, FRAGOMELI, GINEFRA, IACONO, IMPEGNO, MARTELLA, MONTRONI, SCHIRÒ, SENALDI, TENTORI, VENTRICELLI e VICO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri . — Per sapere – premesso che:
l’Italia ha aderito all’European Patent System (brevetto unitario europeo e tribunale unico brevetti), dando piena esecuzione alla ratifica dell’accordo sul tribunale unificato dei brevetti, con allegati (Bruxelles, 19 febbraio 2013);
tale accordo prevede come sedi centrali del tribunale unico brevetti Londra, Monaco di Baviera e Parigi e, dopo i risultati sulla «Brexit», si pone il tema della ridiscussione della sede a Londra;
entro marzo 2017, infatti, su richiesta del Regno Unito, verrà attivato l’articolo 50 del Trattato di Lisbona, per l’avvio del negoziato sul recesso della Gran Bretagna dall’Unione europea, cui seguirà la trattativa per ridefinire i rapporti inerenti anche al libero scambio, esito confermato dalle dichiarazioni del Primo ministro Theresa May, intenzionata a improntare i negoziati a una vera e propria « full exit»;
rileva, dunque, il tema della ridefinizione delle sedi delle Agenzie europee localizzate nel Regno Unito e la candidatura, ad esempio, dell’Italia per ospitare l’EMA – European Medicines Agency, cui era connessa la sede centrale del tribunale unico brevetti a Londra, specializzata sul contenzioso in materia farmaceutica;
quindi, l’Italia sarebbe lo Stato membro candidato naturale ad ospitare la sede centrale del tribunale unico brevetti, originariamente prevista a Londra, in una logica di distretto e dell’alto potenziale di innovazione che caratterizza il nostro Paese;
il Governo italiano pro tempore aveva già manifestato ai partner europei l’intenzione di ospitare una sede locale TUB a Milano, anticipando l’intenzione di adottare ogni iniziativa utile ai fini dell’assegnazione all’Italia della sede centrale prevista a Londra – come da impegni assunti alla Camera, con l’accoglimento degli ordini del giorno numero 9/03867-A/001 e 9/03867-A/003, il 14 settembre 2016, confermati nella relazione programmatica sulla partecipazione dell’Italia all’Unione europea per il 2017;
il tema del trasferimento della sede centrale del TUB è tra le azioni programmatiche europee di interesse nazionale, così come segnalato in sede di audizione, in Commissione XIV, dal rappresentante permanente d’Italia presso l’Unione europea, ambasciatore Maurizio Massari (18 gennaio 2017) –:
quali iniziative intenda assumere il Governo al riguardo e se non ritenga di dover agire con tempestività per determinare la nuova sede centrale del tribunale unico brevetti in favore della candidatura italiana in subentro di quella originaria a Londra, data l’importanza di tale scelta per gli interessi strategici italiani e il segnale rilevante che avrebbe in un’ottica di maggiore coesione territoriale tra Nord e Sud Europa. (5-10499)

Atto Camera

Risposta scritta pubblicata Mercoledì 8 febbraio 2017
nell’allegato al bollettino in Commissione XIV (Unione europea)
5-10499

Il Governo italiano è pienamente impegnato a favore di una tempestiva entrata in funzione del pacchetto unitario dei brevetti, che considera strumento essenziale per sostenere l’innovazione, la competitività e la crescita economica in Europa.
Il Tribunale Unificato dei Brevetti (TUB), nuovo tribunale sovranazionale specializzato nelle controversie in materia di brevetti, istituito sulla base dell’Accordo sul tribunale unificato dei brevetti sottoscritto da 25 Stati membri dell’Unione europea il 19 febbraio 2013, avrà un’ampia ed esclusiva competenza di tutela ad effetto unitario nei casi di violazione e di convalida dei brevetti europei. Con il Tribunale si intende ottenere una protezione semplificata delle invenzioni su tutto il territorio europeo grazie ad una procedura unica, la riduzione sostanziale dei costi da sostenere per ottenere un brevetto (soprattutto i costi connessi alla traduzione e al deposito) e una maggiore sicurezza giuridica grazie ad un sistema unico e centralizzato per la composizione dei contenziosi presso una Corte del brevetto.
L’Italia in virtù della posizione detenuta per numero di brevetti in Europa (ossia al quarto posto, dopo Regno Unito, Germania e Francia) sta svolgendo un ruolo da protagonista nell’attuazione del Pacchetto Brevettuale.
Il Governo italiano ha manifestato anzitutto ai partner europei l’intenzione di ospitare una sede locale del TUB a Milano, presso la quale l’italiano sarà usato come lingua del procedimento giudiziario.
Inoltre – nel quadro del negoziato sulla «Brexit» – si profila anche la negoziazione di una eventuale nuova sede centrale per la divisione del Tribunale di primo grado.
L’eventuale spostamento della sede centrale da Londra dovrà essere oggetto di un negoziato tra i 25 Stati parte dell’Accordo TUB, che dovrà condurre alla modifica del testo dell’Accordo istitutivo, aperto all’adesione di tutti gli Stati membri, ivi compresi quelli che non hanno partecipato alla cooperazione rafforzata nel settore dell’istituzione di una tutela brevettuale unitaria.
Ove il negoziato venisse aperto, il nostro Paese avrebbe sicuramente le carte in regola per presentare una propria autorevole candidatura. Abbiamo compiuto una serie di importanti passi che testimoniano l’importanza che attribuiamo al sistema brevettuale e che accrescono le nostre credenziali:
è stata definitivamente approvata la legge di ratifica del Tribunale Unificato dei Brevetti e lo strumento di ratifica sta per essere depositato a Bruxelles;
il Consiglio dei Ministri ha approvato il disegno di legge di ratifica del Protocollo dei Privilegi e delle immunità del Tribunale dovrà ora fare il suo iter in Parlamento;
il Governo è attualmente impegnato nella preparazione dell’Accordo di sede tra il Tribunale Unificato dei Brevetti (TUB) e la Repubblica italiana, che disciplinerà la divisione locale del Tribunale di Milano. A tal fine è stata individuata una sede prestigiosa di oltre 850 mq in Via Barnaba 50. La sede assegnata alla divisione locale, per dimensioni e caratteristiche strutturali, risulterebbe adeguata anche nell’ipotesi di assegnazione di una sezione specializzata della divisione centrale del TUB;
l’Italia parteciperà, inoltre, alla fase di applicazione provvisoria dell’Accordo, una volta che gli Stati membri avranno definito la soluzione che intendono adottare alla luce delle decisioni del Regno Unito circa la futura partecipazione al pacchetto del brevetto unitario;
in questi giorni il Governo sta infine predisponendo i pieni poteri per la sottoscrizione del Protocollo di applicazione provvisoria del TUB che consentirà all’Italia di prendere parte all’avvio del Tribunale, nelle more della conclusione dei processi nazionali di ratifica, complicati dalla Brexit.

Tale applicazione sarà limitata ad alcune parti dell’Accordo TUB (in particolare alle disposizioni istituzionali, organizzative e finanziarie del Tribunale), cioè quelle strettamente necessarie a garantire la transizione alla fase operativa che si attiverà nel momento dell’entrata in vigore dell’Accordo.
La rigorosa agenda che ho illustrato credo mostri ampiamente la centralità della questione negli impegni del Governo. Il tavolo di coordinamento presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri (Dipartimento Politiche Europee), cui prendono parte i Ministeri degli Esteri, della Giustizia, dello Sviluppo Economico e dell’Economia ne sono una ulteriore dimostrazione, così come le riunioni del Comitato tecnico di valutazione e del Comitato interministeriale per gli Affari europei (CIAE) che a questo argomento sono state consacrate.

Posta a giorni alterni: l’interpellanza e la risposta del Governo

Sono intervenuta in Aula nella discussione dell’interpellanza urgente, presentata dalla collega Alessandra Terrosi, sulla questione della riorganizzazione di Poste italiane e in particolare sul recapito a giorni alterni.

Atto Camera

Interpellanza urgente 2-01593

presentato da

TERROSI Alessandra

testo presentato

Martedì 17 gennaio 2017

modificato

Venerdì 27 gennaio 2017, seduta n. 731

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dello sviluppo economico, il Ministro dell’economia e delle finanze, per sapere – premesso che:
come noto, Poste Italiane sta procedendo nella messa in atto del proprio piano di riorganizzazione;
in molte aree del nostro Paese è già in atto il cosiddetto modello di recapito a giorni alterni che ha interessato progressivamente il territorio italiano a partire da ottobre 2015 (fase I), continuando durante il 2016 (fase II);
l’attuazione della fase III estenderà il recapito a giorni alterni anche nella provincia di Viterbo: tra febbraio e aprile 2017 saranno interessati 52 comuni su 60;
il 25 luglio 2016 il Tar del Lazio si espresse favorevolmente nei confronti del ricorso presentato da molti comuni della provincia di Terni sostenuto dalla stessa regione Umbria, contro il piano di razionalizzazione delle sedi avviato da Poste Italiane che prevedeva la chiusura del servizio in molti comuni della provincia di Terni. La motivazione richiamava, tra l’altro, che il ridimensionamento ovvero la riorganizzazione non può avvenire seguendo solo la logica di tipo economico e senza prevedere valide alternative;
il piano di recapito a giorni alterni riguarderebbe anche gli invii prioritari come le raccomandate dell’Inps, gli avvisi dell’Agenzia del territorio e di Equitalia, i telegrammi (ad esempio, delle asl o delle scuole), i quotidiani e i settimanali con prevedibile disagio per l’utenza;
l’avvio della fase III, ad esempio nella provincia di Viterbo, porterà ad una riduzione stimata delle zone dalle attuali 180 a circa 65, con prevista ricollocazione del personale in esubero presso gli sportelli ma con conseguente maggior carico di lavoro per il personale che continuerà a svolgere l’attività di portalettere;
nel settembre del 2016 il Parlamento europeo ha approvato a larga maggioranza la risoluzione sull’applicazione della direttiva 97/67/CE modificata dalla direttiva 2008/6/CE sui servizi postali nella quale, tra l’altro, si sottolinea l’importanza di fornire un servizio universale di alta qualità a condizioni accessibili, comprendente almeno cinque giorni di consegna e di raccolta a settimana per tutti i cittadini (punto 8 della risoluzione), in evidente contrasto con la modalità di consegna della corrispondenza a giorni alterni prevista dal piano di riorganizzazione delle Poste Italiane;
del resto, la stessa direttiva individua la fornitura dei servizi postali come essenziale per lo sviluppo regionale, l’inclusione sociale e la coesione economica e territoriale dell’Unione europea, in particolare nelle zone remote, rurali e scarsamente popolate nelle quali è importante mantenere un numero sufficiente di punti di accesso –:
se i Ministri interrogati siano a conoscenza di quanto riportato in premessa;
se il Governo non ritenga di dover attuare, per quanto di competenza, opportune forme di monitoraggio e controllo affinché la ristrutturazione di Poste Italiane non metta a repentaglio i posti di lavoro e i servizi di recapito postale e di sportello;
se il Governo non ritenga di dover garantire la permanenza in piena attività, comprensiva del servizio di sportello e di recapito giornaliero della corrispondenza, proprio in quei comuni in cui gli stessi uffici rappresentano un presidio territoriale strategico e offrono il servizio ad una popolazione sempre più anziana, così come previsto dalla direttiva europea sui servizi postali che individua il servizio postale per le zone remote, montane o scarsamente popolate quale elemento di coesione sociale;
se non si ritenga di assumere iniziative, per quanto di competenza, per evitare di incorrere in misure sanzionatorie comminate dall’Unione europea poiché il piano di ristrutturazione di Poste Italiane appare agli interpellanti palesemente in contrasto con la direttiva comunitaria, in particolare laddove la stessa prescrive che il servizio deve almeno garantire consegna e ritiro della corrispondenza per cinque giorni a settimana, per tutti i cittadini dell’Unione europea.
(2-01593) «Terrosi, Cova, Prina, Romanini, Taricco, Argentin, Cenni, Scuvera, Verini, Bergonzi, Beni, Rocchi, Iacono, Carrescia, Giuseppe Guerini, Ginefra, Incerti, Giampaolo Galli, Misiani, Gandolfi, Miotto, Becattini, Borghi, Cuperlo, Ragosta, Zan, Lavagno, Cinzia Maria Fontana, Capone, Coccia, Bolognesi, Mazzoli, Salvatore Piccolo, Melilli, Luciano Agostini, Ginoble, Campana, Lattuca, Laforgia, Capodicasa, La Marca, Fragomeli, Carra».

Qui il video della risposta del Ministro
Qui il video del mio intervento in Aula

 

Discarica di Ferrera Erbognone. Una nuova interrogazione

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-15057

presentato da

SCUVERA Chiara

testo di

Mercoledì 21 dicembre 2016, seduta n. 717

SCUVERA. — Al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare . — Per sapere – premesso che:
la realizzazione della discarica monodedicata di cemento-amianto in località Ferrera Erbognone, ad opera della società ACTA s.r.l., approvata dalla legione Lombardia nel marzo 2014, presenta varie criticità per la popolazione locale e per il territorio;
la vicinanza alla raffineria Eni di Sannazzaro de’ Burgondi (in cui si ricorda essersi verificato un incidente il 1o dicembre nella zona Est 2, essendo divampato un incendio con conseguente rischio per la popolazione) e al centro abitato di Sannazzaro fanno del sito individuato per la discarica un luogo non idoneo ad implementare un impianto di trattamento di rifiuti anche pericolosi;
la presenza, vicino alla discarica, di gasdotti e oleodotti ne amplifica la pericolosità;
l’altissima vocazione agricola della zona (i cui prodotti sono riso, mais ed ortaggi) lascia profilare un alto rischio di danno ecologico;
il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare si è già espresso in occasione di ampliamenti di attività già presenti nell’area imponendo interventi di mitigazione/compensazione ambientale al fine di proteggere il territorio da una ulteriore grave compromissione dello stesso da parte di attività antropiche, anche in considerazione della vicinanza della discarica, a meno di trecento metri, a colture risicole;
la risoluzione del Parlamento europeo del 14 marzo 2013 sulle minacce per la salute sul luogo di lavoro legate all’amianto e le prospettive di eliminazione di tutto l’amianto esistente (2012/2065(INI) «invita la Commissione a promuovere in tutto il territorio dell’Unione la realizzazione di centri di trattamento e inertizzazione dei rifiuti contenenti amianto, prevedendo la graduale cessazione di ogni conferimento in discarica di questi rifiuti»;
al punto 33 la citata risoluzione invita la Commissione e gli Stati membri a rafforzare i controlli necessari per imporre a tutte le parti interessate, in particolare ai soggetti coinvolti nel trattamento dei rifiuti di amianto nelle discariche, il rispetto di tutte le disposizioni in materia di salute di cui alla direttiva 2009/148/CE, e a garantire che qualsiasi rifiuto contenente amianto, indipendentemente dal contenuto di fibre, sia classificato come rifiuto pericoloso ai sensi della decisione 2000/532/CE aggiornata; sottolinea inoltre che tali rifiuti devono essere smaltiti esclusivamente in specifiche discariche per rifiuti pericolosi, in conformità della direttiva 1999/31/CE, o, previa autorizzazione, essere trattati in appositi impianti, estati e sicuri, di trattamento e inertizzazione, e che la popolazione interessata deve essere informata al riguardo;
nella popolazione locale si è manifestata forte contrarietà alla realizzazione dell’impianto, ed è in corso anche una petizione popolare in merito –:
di quali elementi disponga il Governo in relazione a quanto esposto in premessa e quali iniziative di competenza intenda assumere al riguardo, anche in relazione all’esigenza di ottemperare agli impegni derivanti dall’adesione all’Unione europea in materia di smaltimento dei rifiuti contenenti amianto e di scongiurare rischi ambientali e sanitari. (4-15057)

Ex lavoratori della Electa SpA, la mia interrogazione

Atto Camera

Interrogazione a risposta in commissione 5-10079

presentato da

SCUVERA Chiara

testo di

Martedì 6 dicembre 2016, seduta n. 711

  SCUVERA. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali . — Per sapere – premesso che:
la società Electa s.p.a. con sede legale a Roma e sedi operative a Milano e Sassari ha cominciato a non pagare gli stipendi a dicembre 2008. Nel 2009 con le regioni Lombardia e Sardegna i dipendenti sono stati messi in cassa integrazione straordinaria in deroga fino a dicembre 2009, poiché il 10 dicembre 2009 l’azienda è stata dichiarata fallita dal tribunale di Roma (sentenza n. 506);
dopo il licenziamento i lavoratori hanno fruito diversi periodi di mobilità deroga e il 9 dicembre 2014, grazie alla legge n. 92 del 2012, alla legge stabilità 2014 (articolo 1, comma 183) ed al decreto interministeriale n. 83473 del 1o agosto 2014, è stata approvata una proroga per altri 7 mesi (dal 1o gennaio al 31 luglio 2014) per 113 lavoratori della sede di Milano e per 10 mesi (dal 1o gennaio 2014 al 31 ottobre 2014) per 141 lavoratori della sede di Sassari;
a seguito della emanazione della circolare n. 19 dell’11 settembre 2014 ed alla nota esplicativa numero 5425 del 24 novembre 2014, del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, il 6 febbraio 2015 viene firmato al Ministero del lavoro e delle politiche sociali l’ultimo verbale per un’ultima proroga di mobilità in deroga dal 1ogennaio 2015 al 30 giugno 2015 per 254 lavoratori;
il 23 maggio 2016 viene finalmente emanato il decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze n. 1600049 con il quale è stata autorizzata la concessione della proroga del trattamento di mobilità in deroga alla normativa vigente in favore di un numero massimo di 254 unità lavorative della società ELECTA s.p.a. in fallimento, per il periodo dal 1o gennaio 2015 al 30 giugno 2015;
dopo una comunicazione dell’Inps, seguita da una nota del Ministero del lavoro e delle politiche sociali con prot. n. 14126 del 27 giugno 2016, che evidenzia l’assenza di continuità nei trattamenti di mobilità in deroga in questione, il Ministero del lavoro e delle politiche sociali in data 4 novembre 2016, dopo aver respinto la richiesta di sospensione del procedimento di annullamento da parte del responsabile della procedura ha annullato «il decreto interministeriale n. 1600049 del 23 maggio 2016, con il quale è stata autorizzata la proroga della concessione del trattamento di mobilità in deroga alla normativa vigente in favore di un numero massimo di 254 unità lavorative della Electa S.p.A. in fallimento, per il periodo dal 01.01.2015 0130.06.2015, per mancanza del requisito essenziale della continuità nella fruizione del trattamento di mobilità in deroga»;
l’annullamento del decreto ha lasciato nello sconforto e nella disperazione i lavoratori interessati, già fortemente spossati dalla lunga attesa, essendo senza alcuna forma di sostegno al reddito dal 1o gennaio 2015 e convinti di poter fruire dell’ammortizzatore dopo l’accordo firmato presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali il 6 febbraio 2015;
è assolutamente inconcepibile che venga sottoscritto un accordo in sede ministeriale e poi emanato il relativo decreto di concessione senza che siano state effettuate le opportune verifiche, illudendo lavoratori e lavoratrici che hanno serissimi problemi economici –:
a quante imprese interessate da fallimenti o da accordi per la gestione di esuberi occupazionali sia stata negata la concessione della mobilità in deroga e come intenda intervenire per sanare l’assurda situazione che ha interessato incolpevolmente gli ex lavoratori della società Electa spa. (5-10079)

La mia interrogazione in seguito ai gravi fatti di ordine pubblico accaduti a Pavia il 5 novembre 2016

Atto Camera

Interrogazione a risposta in commissione 5-10036
presentato da
SCUVERA Chiara
testo di
Mercoledì 23 novembre 2016, seduta n. 708

SCUVERA, FIANO e FERRARI. — Al Ministro dell’interno . — Per sapere – premesso che:
il 5 novembre 2016 per le vie del centro di Pavia si è tenuta una manifestazione indetta da organizzazioni politiche riconducibili a formazioni di estrema destra, a parere degli interroganti di stampo neofascista;
come riportato anche da notizie a mezzo stampa, nel corso della manifestazione, tenutasi in pieno centro storico, si sono verificati problemi di ordine pubblico che hanno scosso la coscienza dei cittadini pavesi;
va peraltro sottolineato che tale corteo è stato autorizzato a passare anche da piazza Ghinaglia, dove sorge un significativo monumento dedicato al partigiano Ferruccio Ghinaglia, assassinato nel 1921 proprio dagli squadristi fascisti;
la prima firmataria del presente atto di sindacato ispettivo, già nell’interrogazione n. 5-09906, presentata il 2 novembre 2016, aveva chiesto quali iniziative di competenza il Governo intendesse adottare per affrontare il problema dello svolgimento di manifestazioni di stampo neofascista e razzista sul territorio nazionale, e per evitare problemi di ordine pubblico; a tale proposito, e con la medesima finalità, la prima firmataria del presente atto aveva già presentato analoga interrogazione in occasione di un concerto tenutosi sempre a Pavia, il 12 marzo 2016, organizzato dal gruppo di estrema destra Skinheads Pavia –:
quali iniziative urgenti di competenza il Ministro interrogato intenda adottare al fine di impedire il ripetersi in futuro di gravi episodi, come quelli accaduti, nonché per prevenire reati o disordini connessi al proliferare di associazioni riconducibili all’estrema destra, di stampo neofascista e razzista, e che spesso si richiamano al disciolto partito fascista. (5-10036)

 

Manifestazione fascista a Pavia, un rischio da scongiurare. La mia interrogazione

Atto Camera

Interrogazione a risposta in commissione 5-09906

presentato da

SCUVERA Chiara

testo di

Mercoledì 2 novembre 2016, seduta n. 700

  SCUVERA. — Al Ministro dell’interno . — Per sapere – premesso che:
da notizie apprese dalla stampa si apprende che movimenti di estrema destra si stiano mobilitando per organizzare una marcia paramilitare di commemorazione di Emanuele Zilli, con esibizione di simboli fascisti e saluti romani, che dovrebbe tenersi la sera del 5 novembre 2016 per le vie del centro della città di Pavia;
sempre da notizie a mezzo stampa sembrerebbe che la consistenza di tali movimenti riconducibili ad un’area politica fascista stiano aumentando di anno in anno come risulterebbe dalle provocazioni e dagli atti di violenza che si sono verificati recentemente nella città di Pavia;
l’ultimo episodio risalirebbe al 19 agosto 2016 durante il concerto degli Statuto quando il lancio di bottiglie da parte di alcuni skinhead ha causato l’interruzione del concerto;
le associazioni della Rete antifascista di Pavia hanno espresso viva preoccupazione per il clima di tensione che si verrebbe a creare nell’ipotesi di un passaggio in pieno centro città del corteo con l’ostentazione di simboli, candele, vessilli di stampo fascista, e hanno chiesto pertanto che venga vietato;
la legge n. 645 del 1952, come è noto, vieta l’apologia del fascismo in tutte le sue forme, comprese le manifestazioni nelle quali chiunque, partecipando a pubbliche riunioni, compie manifestazioni usuali del disciolto partito fascista ovvero di organizzazioni naziste –:
quali siano gli orientamenti del Ministro interrogato in ordine allo svolgimento della manifestazione paramilitare prevista a Pavia per il 5 novembre 2016 e quali iniziative di competenza intenda adottare al fine di scongiurare il rischio che si svolgano manifestazioni di stampo fascista e razzista con possibili conseguenti problemi di ordine pubblico.
(5-09906)

Il mio Odg sul Tribunale unificato dei brevetti

 

ATTO CAMERA

ODG IN ASSEMBLEA SU P.D.L. 9/03867-A/003

Dati di presentazione dell’atto

Legislatura: 17

Seduta di annuncio: 672 del 14/09/2016

Firmatari

Primo firmatario: SCUVERA CHIARA 
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 14/09/2016

Fasi iter:

ACCOLTO IL 14/09/2016

PARERE GOVERNO IL 14/09/2016

 

Atto Camera

Ordine del Giorno 9/03867-A/003

presentato da

SCUVERA Chiara

testo di

Mercoledì 14 settembre 2016, seduta n. 672

  La Camera,
premesso che:
visto il disegno di legge n. 3867-A «Ratifica ed esecuzione dell’Accordo su un Tribunale Unificato dei Brevetti, con allegati, fatto a Bruxelles il 19 febbraio 2013;
considerata l’importanza di tale provvedimento per il processo di entrata in vigore del nuovo Patent System (anche della parte sostanziale sul Brevetto Unitario Eu);
considerato che l’articolo 7 prevede le sedi centrali di Londra, Monaco di Baviera e Parigi;
considerato che l’Italia sta lavorando alla candidatura per una sezione locale, proposta di grande importanza dato il patrimonio professionale e la capacità innovativa che caratterizza il nostro Paese;
evidenziato che dopo la vittoria del Leave al referendum Brexit, pur essendo il TUB un’istituzione internazionale, si pone la questione della ridiscussione della sede centrale a Londra, competente in materia farmaceutica;
considerato l’impegno del Comune di Milano e del Governo, come specificato nel patto per Milano ad ospitare l’Agenzia Europea del Farmaco, nella costruzione del dopo Expo,

impegna il Governo

a valutare l’opportunità di candidare l’Italia anche per una sede centrale del TUB, anche nell’ottica di maggiore coesione territoriale tra Nord e Sud Europa.
9/3867-A/3. Scuvera, Quartapelle Procopio, Carrozza, Guerra, Laforgia, Berlinghieri, Senaldi, Rampi, Dell’Aringa, Gitti, Lacquaniti, Peluffo, Pollastrini, Cinzia Maria Fontana, Mauri, Malpezzi, Lorenzo Guerini, Benamati, Bazoli, Braga, Ferrari, Tinagli, Tentori, Alli, Palese.

 

Autoproduzione energetica: sosteniamo le imprese che vogliono cambiare. La mia interrogazione e la risposta del Governo

Atto Camera
 Interrogazione a risposta in commissione 5-08287
presentato da
SCUVERA Chiara
testo di
Giovedì 31 marzo 2016, seduta n. 599

SCUVERA. — Al Ministro dello sviluppo economico . — Per sapere – premesso che:
i sistemi di distribuzione chiusi (Sdc) sono quelli all’interno di siti industriali o commerciali che distribuiscono energia elettrica a più utenze non civili;
l’autoproduzione energetica da parte delle imprese rappresenta un importante strumento per la promozione di nuovi modelli di business e di sostegno all’industria, e va sostenuto con agevolazioni economiche e un quadro normativo certo e chiaro;
in materia di regolamentazione della generazione distribuita e, in particolare, di sistemi di distribuzione chiusi (Sdc) e sistemi efficienti di utenza (Seu) il Governo ha risposto ad una interrogazione in commissione attività produttive del Senato, in data 12 gennaio 2016;
dalla risposta, a giudizio dell’interrogante, emerge l’intenzione di privare gli impianti di generazione distribuita di ogni benefico tecnico ed economico, attraverso l’abrogazione della normativa relativa ai sistemi efficienti di utenza che oggi consente la sostenibilità degli impianti da fonti rinnovabili;
l’effetto di tale abrogazione sarebbe infatti l’eliminazione progressiva dell’esenzione, parziale o totale, del pagamento degli oneri di sistema. In definitiva, tutte le utenze elettriche dovrebbero pagare tali oneri, senza distinzione tra energia prelevata dalla rete nazionale o autoprodotta;
la normativa vigente non pare violare le regole europee sugli aiuti di Stato e, nei sistemi efficienti di utenza, l’energia prelevata dalla rete è soggetta esattamente alla stessa imposizione tariffaria in termini di prelievo per gli oneri generali prevista per tutte le altre unità di consumo;
la distribuzione di energia elettrica autoprodotta negli edifici non residenziali deve considerarsi come sistema di distribuzione chiuso ammesso dalla normativa europea, poiché i presupposti dei sistemi di distribuzione chiusi prevedono che tali sistemi di distribuzione siano in ambito limitato, si riferiscano a utenze non residenziali e vi siano ragioni tecniche che giustifichino la rete interna (articolo 28 della direttiva 2009/72);
si può garantire l’efficienza ottimale di una fornitura energetica integrata (specialmente quando proviene da fonte non programmabile come quella fotovoltaica) solo attraverso la possibilità di alimentare un numero di utenze sufficienti a garantire la massimizzazione dell’autoconsumo, come stabilito, a pagina 10, della nota interpretativa del 2010 della Commissione europea in relazione alla direttiva 2009/72/CE;
per quanto finora esposto, i sistemi di distribuzione chiusi sono previsti dalla normativa europea per consentire negli edifici non residenziali, con una pluralità di utenti, l’autoconsumo di energia, che è, a sua volta, una misura di efficienza energetica, necessaria per gli obiettivi comuni di incremento delle prestazioni energetiche degli edifici (l’energia residua negli edifici a energia quasi zero, ai sensi della direttiva 2010/31, va prodotta in loco da fonte rinnovabile) e per massimizzare l’efficienza energetica (articolo 15 e allegato XI alla direttiva 2012/67);
l’articolo 11 del decreto legislativo n. 28 del 2011 specifica che la installazione di impianti da fonti rinnovabili negli edifici è necessaria «per la copertura dei consumi»;
per gli operatori dell’industria con sistemi di distribuzione chiusi l’eliminazione delle agevolazioni penalizzerebbe fortemente le imprese che hanno voluto innovare e/o posticipare il rientro economico-finanziario dell’investimento realizzato –:
quali iniziative normative intenda assumere il Ministro interrogato, alla luce delle problematiche esposte in premessa, per permettere lo sviluppo dei sistemi di distribuzione chiusi e dei sistemi efficienti di utenza e per scongiurare la possibile eliminazione dell’esenzione dal pagamento degli oneri di sistema sull’autoconsumo che rappresenterebbe una penalizzazione dello sviluppo efficiente di produzione e consumo dell’energia a vantaggio dei vecchi schemi di produzione e distruzione. (5-08287)

 

Atto Camera
 Risposta scritta pubblicata Martedì 7 giugno 2016
 nell'allegato al bollettino in Commissione X (Attività produttive)
 5-08287

Occorre in via preliminare evidenziare, riguardo alle preoccupazioni manifestate dall’On. interrogante, che il Governo intende dare continuità alle politiche di sostegno alle rinnovabili e alla generazione distribuita, al fine di superare gli obiettivi 2020 e contribuire agli obiettivi 2030, confermando l’importanza di una profonda innovazione nel sistema energetico, in cui l’Italia può peraltro esprimere posizioni di eccellenza industriale e tecnologica.
Riguardo agli obblighi comunitari di utilizzo delle fonti rinnovabili negli edifici nuovi o sottoposti a ristrutturazione rilevante, preme evidenziare che i predetti obblighi comunitari possono (e devono, nel caso in cui si tratti di edifici destinati ad abitazioni civili) essere rispettati indipendentemente dalla realizzazione di sistemi di distribuzione chiusi. Ciò in considerazione del fatto che tali obblighi si applicano a prescindere dalla destinazione dell’edificio nonché a prescindere dalle modalità commerciali di gestione ed incentivazione dell’energia.
Tra gli strumenti di sostegno alle energie rinnovabili e all’efficienza energetica, certamente vi sono anche le attuali esenzioni dal pagamento degli oneri di sistema, che l’Italia ha previsto per i sistemi di distribuzione chiusi e per i SEU – sistemi efficienti di utenza – e che oggi le nuove Linee guida UE sugli Aiuti di Stato per l’energia e l’ambiente (in vigore dal 1o luglio 2014) intendono armonizzare.
A tal proposito, in una precedente risposta ad altra interrogazione parlamentare, citata dall’on. Scuvera, si faceva presente che, dal confronto in atto con la Commissione europea, era emersa l’esigenza di adeguare alcune regole dell’ordinamento nazionale e, in particolare, delle norme vigenti in materia di allocazione degli oneri di sistema e delle relative agevolazioni.
Non è un processo che interessi solo l’Italia, tanto è vero che ciascun Paese membro è stato chiamato a presentare un proprio piano di adeguamento, e non è un confronto ancora concluso. A questo, seguirà la redazione definitiva del predetto piano di adeguamento.
Tuttavia, l’adeguamento delle regole non significa che vi sia «l’intenzione di privare gli impianti di generazione distribuita di ogni beneficio tecnico ed economico». Il Ministero dello sviluppo economico ha infatti ben presente l’importanza delle esenzioni dal pagamento degli oneri per l’autoproduzione efficiente, diffusa in molti settori produttivi, e per la generazione rinnovabile distribuita; per questo sta sostenendo in Europa, insieme ad altri Paesi come la Germania, le ragioni di un’attuazione delle nuove Linee Guida che salvaguardi questi obiettivi di politica energetica. In questa posizione, si sta anche tenendo conto dell’orientamento parlamentare favorevole a queste configurazioni energetiche, come indicato dalla recente modifica introdotta all’articolo 12 della L. 28 dicembre 2015, n. 221 (recante Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell’uso eccessivo di risorse naturali), che ha eliminato la soglia dei 20 MWe di potenza prevista nella originaria definizione di «sistema efficiente di utenza» e ha ampliato la definizione di cliente finale che ora ricomprende le unità di produzione e di consumo di energia elettrica nella titolarità di società riconducibili al medesimo gruppo societario ai sensi dell’articolo 2359 del codice civile.
Un primo passaggio di adeguamento alle Linee Guida è stato compiuto con il Dl Milleproroghe, che, con riferimento alle utenze non residenziali, ha previsto l’introduzione da parte dell’Autorità di una tariffa con una struttura simile a quella vigente per il pagamento degli oneri di rete, superando così l’attuale struttura degressiva con scaglioni di consumo. Su questo, l’Autorità ha appena avviato una consultazione pubblica sugli orientamenti di riforma contenuti nel documento di consultazione del 24 maggio 2016.
Anche in conseguenza di tale rilevante modifica tariffaria, il Governo è impegnato in un’interlocuzione con la Commissione europea finalizzata a salvaguardare il sostegno per l’autoproduzione efficiente, in tutte le forme consentite dalle regole europee, in modo tale da garantire una risposta positiva sia per i sistemi già esistenti sia per i nuovi investimenti in autoproduzione.
Il Governo si impegna a tenere aggiornato il Parlamento sull’evoluzione del confronto in atto con la Commissione europea.

Centri di revisione veicoli a motore. Il mio OdG

ATTO CAMERA

ODG IN ASSEMBLEA SU P.D.L. 9/03540-A/006

Dati di presentazione dell’atto

Legislatura: 17

Seduta di annuncio: 611 del 21/04/2016

Firmatari

Primo firmatario: SCUVERA CHIARA 
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 21/04/2016

Fasi iter:

ACCOLTO IL 21/04/2016

PARERE GOVERNO IL 21/04/2016

RINUNCIA ALLA VOTAZIONE IL 21/04/2016

CONCLUSO IL 21/04/2016

Atto Camera

Ordine del Giorno 9/03540-A/006

presentato da

SCUVERA Chiara

testo di

Giovedì 21 aprile 2016, seduta n. 611

  La Camera,
premesso che:
il Parlamento europeo e il Consiglio il 3 aprile 2014 hanno approvato la Direttiva 2014/45/UE relativa ai controlli tecnici periodici dei veicoli a motore e dei loro rimorchi, recante abrogazione della direttiva 2009/40/CE;
il rafforzamento dei controlli tecnici, insieme all’introduzione di misure atte ad accogliere delle migliori tecnologie per l’accertamento tempestivo di anomalie, rientra in un rinnovato quadro di regole volto a garantire che i veicoli che circolano nello spazio europeo siano mantenuti in condizioni di maggiore sicurezza, al fine di ridurre il numero delle vittime della circolazione stradale, assicurare maggiori tutele sia per gli automobilisti sia sotto il profilo ambientale;
la direttiva incentiva gli Stati dell’Unione a migliorare le revisioni periodiche con regole più severe per il personale che effettua le revisioni (con requisiti minimi di conoscenze e formazione), introduce meccanismi contro le frodi e ulteriori responsabilità in capo al proprietario dell’auto quale garante dello stato della sua vettura (anche in caso di manomissione del contachilometri); una novità introdotta è quella che riguarda la valutazione, insieme all’esito della revisione sul libretto di circolazione, delle «carenze» delle auto divise in tre diverse tipologie: lievi, gravi e pericolose;
il termine per il recepimento della suddetta direttiva è il 20 maggio 2017, gli stati membri hanno cinque anni di tempo per adeguare i propri centri di revisione e dovranno istituire organismi nazionali di supervisione entro il 1o gennaio 2023. La Commissione europea nel frattempo ha cinque anni di tempo per elaborare c presentare decreti delegati relativi alle nuove prove tecniche e alla piattaforma elettronica dei dati;
la direttiva, pur non obbligando a un regime unico uguale per tutti gli stati membri, contiene molte prescrizioni sulla qualità dei controlli e sulla necessità di evitare qualsiasi conflitto di interessi tra la revisione e la riparazione – gli allegati IV e V elencano regole ben precise di indipendenza e criteri stringenti per la supervisione da parte dell’Autorità governativa;
rilevano in tal senso anche gli articoli 13 e 14 della direttiva sugli ispettori e sulla supervisione dei centri di controllo, e il Considerando n. 34, laddove si sottolinea l’opportunità che «gli ispettori, durante l’effettuazione dei controlli, agiscano in modo indipendente e che il loro giudizio non sia condizionato da conflitti di interesse, compresi quelli di natura economico o personale. È opportuno che il compenso degli ispettori non sia direttamente collegato ai risultati dei controlli tecnici. Gli Stati membri dovrebbero poter prescrivere requisiti in materia di separazione delle attività o autorizzare un organismo privato a effettuare i controlli tecnici e le riparazioni di veicoli (…)»;
il nostro Paese ha già in parte migliorato il sistema dei controlli con un aggiornamento adeguato alle prescrizioni minime della direttiva in oggetto, tra cui rileva l’introduzione del Protocollo informatico M.C.T.C.net2. che consente una maggiore tracciabilità delle revisioni effettuate;
qualora l’esecutivo intenda avvalersi della facoltà di recepire la direttiva in oggetto con atto amministrativo, è necessario che venga garantito un completo adeguamento alla nuova normativa europea, in particolare laddove si richiede l’istituzione di un ente terzo cui affidare compiti di controllo sulla regolarità delle operazioni di revisione, quale organismo di supervisione dei centri di controllo, ai sensi dell’articolo 14 della direttiva 2014/45/CE;
è altresì importante che il recepimento della direttiva avvenga anche attraverso un confronto con le associazioni di categoria, che rappresentano i centri di revisione che svolgono una funzione pubblica in regime di autorizzazione. Imprese artigiane, micro e piccole, rappresentano l’ossatura del nostro sistema economico-produttivo. Queste ultime, per rispettare precisi standard qualitativi del processo di revisione in continua evoluzione tecnologica e per garantire l’impiego di personale qualificato e costantemente aggiornato, devono provvedere a onerosi investimenti per attrezzature e tecnologie in conformità alla normativa di settore,

impegna il Governo

a valutare la possibilità di recepire le misure contenute nella direttiva 2014/45/UE (mediante provvedimenti di normazione primaria o di normazione secondaria in via amministrativa) allo scopo di assicurare, in via principale, standard elevati dei controlli tecnici periodici, rafforzare il sistema di garanzia di qualità anche in relazione all’attività degli ispettori, in modo da scongiurare conflitti di interesse (in attuazione del Considerando 34 e dell’articolo 13 della direttiva 2014/45/CE), individuare modalità organizzative tali da garantire un sistema di controlli efficiente, e terzo sulla regolarità delle operazioni di revisione, anche attraverso uno specifico organismo di supervisione dei centri di controllo (di cui all’articolo 14 della medesima direttiva);
a valutare la possibilità di prevedere misure di sostegno per i centri di revisione che operano in regime di autorizzazione, in favore dell’impiego di personale qualificato e aggiornato, dell’innovazione di attrezzature e tecnologie conformi alla normativa di settore, al fine di garantire elevati standard qualitativi per la sicurezza stradale, una più efficace prevenzione delle frodi e un effettivo contrasto alla concorrenza sleale di operatori non corretti. Garantire un periodo transitorio per consentire percorsi, che tengano conto delle specificità imprenditoriali esistenti, per passare a un nuovo modello organizzativo.
9/3540-A/6. Scuvera, Moretto, Berlinghieri.

Varzi, la mia interrogazione per il riconoscimento al valor civile

La mia interrogazione in Commissione per il riconoscimento alla città di Varzi del merito al valor civile per gli atti di eroismo e la prova di straordinaria dignità e coraggio dimostrati dalla popolazione durante la Resistenza al nazifascismo.

Di seguito il testo dell’interrogazione e la risposta del Governo.

Atto Camera
 Interrogazione a risposta in commissione 5-06603
presentato da
SCUVERA Chiara
testo presentato
Giovedì 8 ottobre 2015
modificato
Martedì 1 dicembre 2015, seduta n. 533

SCUVERA. — Al Ministro dell’interno . — Per sapere – premesso che:
la legge 20 giugno 1956, n. 658, e la successiva legge 2 gennaio 1958, n. 13, hanno previsto l’istituzione di una ricompensa al merito civile intesa a premiare le persone, gli enti e i corpi che si siano prodigati, con eccezionale senso di abnegazione, nell’alleviare le altrui sofferenze o, comunque, nel soccorrere chi si trovi in stato di bisogno, ovvero abbiano ad esempio compiuto atti per salvare persone esposte ad imminente e concreto pericolo o per ristabilire l’ordine pubblico, ove fosse stato gravemente turbato;
ai sensi delle succitate leggi la ricompensa al merito civile può consistere in una medaglia d’oro o d’argento o di bronzo ovvero in un attestato di pubblica benemerenza;
la città di Varzi, in provincia di Pavia è, come sottolineato anche più volte dall’ANPI è, si è distinta durante la Resistenza, negli anni tra il 1943 e il 1945, per atti di eroismo nella battaglia contro il nazifascismo, e la sua popolazione ha offerto prova di straordinaria dignità e coraggio;
tali atti sono stati del resto ampiamente documentati anche in talune pubblicazioni quali il volume dell’Istituto della Resistenza dell’università di Pavia a cura del professore Giulio Guderzo, dal titolo «L’Altra Guerra» e il volume «libertà non è un dono», a cura della dottoressa Cecilia Demuru;
gli stessi testi sopracitati hanno altresì documentato che al momento della liberazione della zona di Varzi, il 18 settembre del 1944, fu costituita una giunta democratica, eletta da un’assemblea pubblica, che diede vita ad una Repubblica partigiana;
della giunta fecero parte Fortunato Repetti, Costantino Piazzardi, Guido Versari, Mario Grazi, Salvatore Lai, Emilio Piana, Leopoldo Braghieri, Luigi Rebaschio, Lino Tardai;
durante la Repubblica partigiana di Varzi vennero amministrate le risorse locali, stabiliti i prezzi, assicurato cibo all’ospedale e all’asilo, assicurata la corrente elettrica, riaperte le scuole e le strade, ristabilito l’ordine pubblico, riformati i testi scolastici in senso democratico; inoltre nacquero giornali, vennero aperti un centro culturale e la Camera del lavoro –:
alla luce di quanto riportato in premessa sui fatti relativi alla Resistenza al nazifascismo accaduti a Varzi, della sua proclamazione a Repubblica partigiana e degli atti di eroismo compiuti dalla sua popolazione, se il Ministro interrogato non ritenga opportuno avviare quanto prima le necessarie procedure atte a conferire alla città di Varzi una ricompensa al valore civile ai sensi della legge 20 giugno 1956, n. 658, e della legge 2 gennaio 1958, n.13, e ad attribuire una medaglia d’oro al valore civile per le persone di Fortunato Repetti, Costantino Pizzardi, Guido Versari, Mario Grazi, Salvatore Lai, Emilio Piana, Leopoldo Braghieri, Luigi Rebaschio, Lino Tarditi. (5-06603)

ALLEGATO 2

5-06603 Scuvera: Sulla procedura di conferimento alla città di Varzi di una ricompensa al valor civile.

TESTO INTEGRALE DELLA RISPOSTA

Signor Presidente, onorevoli colleghi, con l’interrogazione all’ordine del giorno l’onorevole Scuvera chiede al Ministero dell’interno di avviare la procedura per la concessione di una ricompensa al merito civile alla città di Varzi, distintasi per episodi di eroismo nella lotta contro il nazifascismo e per aver dato vita nel settembre del 1944, cioè mentre l’Italia era ancora scossa dagli eventi della seconda guerra mondiale, ad una Repubblica partigiana costituente uno dei primi esperimenti di amministrazione democratica del nostro Paese.
Al riguardo, informo che gli uffici competenti del Ministero dell’interno hanno già concluso l’iter istruttorio relativo alla proposta di ricompensa in questione, avanzata dalla prefettura di Pavia. Attualmente, la proposta è in attesa di essere valutata dalla competente «Commissione per la concessione delle ricompense al valore e al merito civile», il cui parere è obbligatorio salvo in casi eccezionali.
Ricordo che tale Commissione, presieduta da un Prefetto e composta da un senatore e un deputato designato dai Presidenti delle rispettive assemblee, oltreché da rappresentanti di varie Amministrazioni dello Stato, era stata soppressa dall’articolo 12 del decreto legge n. 95 del 2012, unitamente a una serie di altri organismi collegiali.
Dopo un lungo periodo di inattività, essa è stata ricostituita nel secondo semestre dello scorso anno, a seguito della pronuncia con cui il Consiglio di Stato, accogliendo le argomentazioni formulate da questa Amministrazione, aveva manifestato l’avviso che potesse continuare a svolgere la propria attività di consulenza.
Pertanto, la Commissione solo da poco tempo ha potuto riprendere l’esame delle numerosissime pratiche giacenti, seguendo – come da prassi un ordine cronologico.
L’interrogante chiede inoltre che sia riconosciuta la medaglia d’oro al valore civile a sei partigiani che permisero quell’esperienza storica, in qualità di componenti della Giunta democratica della Repubblica partigiana di Varzi.
In proposito, faccio presente che l’istruttoria di rito ai fini della concessione dell’onorificenza ai predetti può essere avviata solo dietro proposta formulata ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica n. 1616 del 1960.
Tale proposta, al momento, non risulta essere pervenuta.

No alla chiusura del punto nascita di Vigevano. Un’interpellanza.

Atto Camera
Interpellanza urgente 2-01321
presentato da
SCUVERA Chiara
testo presentato
Martedì 29 marzo 2016
modificato
Venerdì 1 aprile 2016, seduta n. 600

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro della salute, per sapere – premesso che:
la regione Lombardia non ha contemplato il reparto di ostetricia dell’ospedale civile di Vigevano con riferimento alla deroga richiesta per i punti nascita con meno di 500 parti l’anno, che potrebbero essere chiusi in base all’accordo tra Governo, regioni ed enti locali del 16 dicembre 2010 contenente «Linee di indirizzo per la promozione ed il miglioramento della qualità, della sicurezza e dell’appropriatezza degli interventi assistenziali nel percorso nascita» e al conseguente decreto ministeriale 2 aprile 2015, n. 70, con cui si individuano e definiscono gli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza ospedaliera;
con la delibera del 29 febbraio 2016 – n. X/4851 della regione Lombardia, infatti, è stata richiesta la deroga alla chiusura per tutti i punti nascita rientranti nella suddetta fattispecie, salvo che per quello di Vigevano;
l’ostetricia dell’ospedale di Vigevano, oltre ad essere poco sotto la soglia dei 500 parti (427 nel 2015), vanta strutture idonee ad offrire la massima sicurezza alla partoriente e al nascituro, come la rianimazione e la pediatria 24 ore su 24, standard di sicurezza che nessun altro presidio a Vigevano assicura;
la questione, ad avviso degli interpellanti, non può non coinvolgere il profilo dei livelli essenziali di assistenza riguardo alle prestazioni di ostetricia e neonatologia nell’intero comprensorio, che presenta oltretutto importanti criticità legate alle infrastrutture viarie e difficoltà di collegamento con gli altri centri lombardi –:
se il Ministro interpellato sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e se intenda, nei limiti delle sue competenze e nel rispetto di quelle regionali, verificare se siano garantiti i livelli essenziali di assistenza nell’ambito territoriale interessato, alla luce della prospettata chiusura del punto nascita di Vigevano.
(2-01321) «Scuvera, Ferrari, Rubinato, Lavagno, Cani, Coccia, Giuliani, Tartaglione, Gribaudo, Piccione, D’Ottavio, Becattini, Iori, Casati, Carocci, Di Salvo, Carra, Gasparini, Albini, Sbrollini, Cominelli, Bratti, Cova, Murer, Bossa, Barbanti, Argentin, Paola Bragantini, Beni, Berlinghieri».

 

Contro gli sprechi alimentari: il mio OdG

E’ stato accolto il mio ordine del giorno alla proposta di legge, approvata alla Camera, sulla donazione e la distribuzione di prodotti alimentari e farmaceutici a fini di solidarietà sociale e per la limitazione degli sprechi.

Ecco il testo:

Atto Camera
Ordine del Giorno 9/01716-A/012
presentato da
SCUVERA Chiara
testo di
Giovedì 17 marzo 2016, seduta n. 592

La Camera,
visti gli articoli 10 e 11 del testo unificato delle proposte di legge recanti «Norme per la limitazione degli sprechi, l’uso consapevole delle risorse e la sostenibilità ambientale»:
premesso che:
nel nostro Paese si sono verificati gravi episodi di esclusione di minori dal servizio di mensa scolastica, come sanzione del mancato pagamento della mensa, in violazione delle «Linee di indirizzo nazionale per la ristorazione scolastica» stabilite dal Ministero della salute, dell’articolo 3 della Costituzione italiana nonché dell’articolo 3 della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza del 1989 e ratificata dall’Italia nel 1991;
il 19 novembre 2013 la Camera dei deputati ha approvato la mozione n. 1-00108 che impegna il Governo, tra le altre cose, a «definire una strategia nazionale che preveda una pluralità di misure per contrastare le diverse manifestazioni della povertà» infantile, a «contrastare la povertà minorile e giovanile, nonché a combattere la dispersione scolastica», ad «evitare che finanziamenti e obiettivi concordati con le regioni e gli enti locali vengano disattesi, al fine di garantire i diritti di cittadinanza, come, ad esempio, il diritto all’istruzione, alla fruizione delle mense, al trasporto scolastico e altri»;
in data 22 ottobre 2013, in Commissione Affari sociali, il Governo ha risposto all’interrogazione n. 5-00854 relativa ai casi di esclusione di minori dalle mense scolastiche annunciando «forme di monitoraggio per verificare sistematicamente se siano garantiti in modo uniforme su tutto il territorio nazionale i diritti civili e sociali ai sensi dell’articolo 117, comma 2 lettera m) della Costituzione con particolare riferimento ai minori in particolare su come gli enti locali garantiscano un servizio di refezione coerente con i principi sopra elencati»;
è stato accolto come raccomandazione l’ordine del giorno n. 9/01574-A/063 del 31 ottobre 2013 per «promuovere al più presto iniziative in materia di livelli essenziali delle prestazioni e nelle more, a svolgere una forte moral suasion, anche in Conferenza Stato-regioni, per trovare, rispetto alla questione degli insoluti nelle mense scolastiche, soluzioni diverse dall’esclusione dei minori da un fondamentale momento non solo di alimentazione, ma anche di educazione e socializzazione»;
in occasione della Giornata internazionale dell’infanzia e dell’adolescenza, la Camera ha approvato la mozione n. 1-00671 sul tema della povertà infantile con cui, tra le altre cose, si impegna il Governo a «prevedere misure in grado di garantire ai bambini e agli adolescenti il diritto di accesso a tutti i servizi, in particolare a titolo gratuito alle famiglie e ai bambini in condizioni di povertà certificata, in primo luogo quelli collegati all’istruzione (nidi, scuola primaria a tempo pieno/prolungato), al servizio mensa scolastica e ad attività pedagogiche, sportive e ricreative»;
il 16 aprile 2014 è stata depositata la proposta di legge C. 2308 recante «Disposizioni per garantire l’eguaglianza nell’accesso dei minori ai servizi di mensa scolastica»;
il 20 maggio 2015 è stato accolto l’ordine del giorno n. 9/02994-A/071 che impegna il Governo “a valutare l’opportunità di prevedere che i livelli essenziali delle prestazioni della scuola dell’infanzia e dei servizi educativi per l’infanzia previsti dal nomenclatore interregionale degli interventi e dei servizi sociali comprendano il servizio di mensa scolastica e che esso venga esteso a tutto il ciclo della scuola primaria: a valutare l’introduzione di premialità per gli enti locali che si distinguano per accessibilità, fruibilità e qualità delle mense scolastiche”;
il Parlamento europeo ha recentemente approvato una direttiva in materia di programmi scolastici su latte e prodotti ortofrutticoli, al fine di aumentare l’impegno degli Stati non solo per incrementare l’impegno degli Stati nella promozione di abitudini alimentari più sane, ma anche per sostenere la lotta agli sprechi;
la legge contro gli sprechi alimentari, anche nelle mense scolastiche, troverebbe una efficace realizzazione con un’azione complementare nel contrasto dell’esclusione dei minori, soprattutto non abbienti, da un momento fondamentale per la salute e l’educazione,

impegna il Governo

a valutare l’opportunità, nell’ambito degli interventi previsti dagli articoli 10 e 11 della legge in discussione, anche in una logica di sussidiarietà e di impiego delle eccedenze alimentari, di promuovere azioni per migliorare l’accessibilità e la fruibilità del servizio di mensa scolastica, evitando in ogni caso l’esclusione del minore dal servizio stesso.
9/1716-A/12. Scuvera, Malisani, Iori, Carloni, Rampi, Manzi, Cominelli, Piazzoni, Giorgis, Terrosi, Mariano, Miotto, Albini, Giuseppe Guerini, Santerini,Sbrollini, Fossati, Cova, Coscia, Cenni.

 

Contro i concerti inneggianti a fascismo e nazismo a Pavia

Atto Camera
Interrogazione a risposta in commissione 5-08083
presentato da
SCUVERA Chiara
testo di
Giovedì 10 marzo 2016, seduta n. 587

SCUVERA. — Al Ministro dell’interno . — Per sapere – premesso che:
si apprende che il 12 marzo 2016 è previsto a Pavia un concerto organizzato dal gruppo di estrema destra Skinheads Pavia, al quale partecipano bandche inneggiano apertamente al nazifascismo, tra cui i Garrota, i Linea Ostile, gli Onda Nera e i Katastrof Aryan Rock;
l’iniziativa di cui sopra si sarebbe promossa dalla sigla Skin 4 Skin, un’associazione che dichiara di offrire testualmente «supporto ai camerati in difficoltà», ovvero ai camerati che stiano scontando condanne o custodie cautelari in carcere;
il concerto in programma rappresenterebbe un’iniziativa propagandistica della destra nazista, razzista e xenofoba;
il luogo esatto del concerto non si conosce ancora e verrebbe reso noto nell’imminenza dell’evento, come accade di solito in occasione di eventi organizzati nell’ambiente naziskin;
in concomitanza con il concerto di Pavia, un altro concerto nazi-rock si terrebbe a Milano, promosso da Forza Nuova in occasione della morte del terrorista nero Massimo Morsello, cofondatore della stessa Forza Nuova e prime membro dei Nuclei armati rivoluzionari (NAR);
la legge n. 645 del 1952 vieta l’apologia del fascismo in tutte le sue forme, comprese le manifestazioni nelle quali chiunque, partecipando a pubbliche riunioni, compie manifestazioni usuali del disciolto partito fascista ovvero di organizzazioni naziste –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti suesposti e quali iniziative di competenza intenda assumere per evitare che a Pavia si svolgano concerti e raduni dichiaratamente inneggianti al fascismo e al nazismo, a giudizio dell’interrogante incostituzionali e contro la legge. (5-08083)

 

Broni-Mortara, progetto autostradale da accantonare.
La mia interrogazione

 

Atto Camera
Interrogazione a risposta in commissione 5-06723
presentato da
SCUVERA Chiara
testo di
Mercoledì 21 ottobre 2015, seduta n. 507

SCUVERA. — Al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
sul progetto di autostrada proposto dalla società Sabroin, il cosiddetto «Broni-Mortara», che dovrebbe collegare la A21 «Torino-Piacenza» all’altezza di Redavalle (in Oltrepò) con la A26 «Genova Voltri-Gravellona Toce» a Stroppiana (in provincia di Vercelli) innestandosi anche con la autostrada A7 «Milano-Genova» nei pressi di Pavia, lo scorso settembre la commissione tecnica del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare si è pronunciata dando esito negativo alla valutazione di impatto ambientale (V.I.A.) –:
quali iniziative il Governo intenda promuovere affinché l’esito della valutazione di impatto ambientale relativo al tratto autostradale Broni-Mortara venga rispettato e, finalmente, si accantoni un progetto non solo inutile, ma anche dannoso per l’economia locale. (5-06723)

 

 STP, società tra professionisti. Il mio OdG

 

ATTO CAMERA

ODG IN ASSEMBLEA SU P.D.L. 9/03012-A/060

Dati di presentazione dell’atto

Legislatura: 17

Seduta di annuncio: 496 del 06/10/2015

Firmatari

Primo firmatario: SCUVERA CHIARA 
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 06/10/2015

Fasi iter:

ACCOLTO IL 06/10/2015

PARERE GOVERNO IL 06/10/2015

RINVIO AD ALTRA SEDUTA IL 06/10/2015

RINUNCIA ALLA VOTAZIONE IL 07/10/2015

CONCLUSO IL 07/10/2015

Atto Camera

Ordine del Giorno 9/03012-A/060

presentato da

SCUVERA Chiara

testo presentato

Martedì 6 ottobre 2015

modificato

Mercoledì 7 ottobre 2015, seduta n. 497

  La Camera,
premesso che:
il provvedimento in esame reca al Capo VII reca alcune disposizioni relative ai servizi professionali e alle relative forme di aggregazione;
importante è da considerarsi l’intervento in merito alle società tra avvocati e multidisciplinari;
le norme contenute nel disegno di legge non affrontano il tema del regime fiscale applicabile a tali soggetti e, più in generale, alle STP;
infatti ad oggi il principale ostacolo alla diffusione delle STP consiste proprio nella mancanza di certezza sul trattamento fiscale dei redditi conseguiti sia in capo alle medesime che in capo ai propri soci professionisti;
secondo l’Agenzia delle Entrate sulla base delle disposizioni tributarie attualmente vigenti, il reddito prodotto dalle STP va assoggettato alla disciplina del reddito di impresa: la motivazione che regola tale indicazione è che le società professionali non costituiscono un genere autonomo con causa propria, ma appartengono alle società tipiche disciplinate dai titoli V e VI del libro V del Codice civile, e pertanto sono soggette alla disciplina legale del modello societario prescelto, salve le sole deroghe e integrazioni previste dalla disciplina generale contenuta nell’articolo 10 della legge n. 183 del 2011 e nel regolamento attuativo, il Dm Giustizia 34 dell’8 febbraio 2013: quindi il reddito complessivo delle STP è tassato come reddito d’impresa in base agli articoli 6, ultimo comma, e 81 del Tuir, comportando che l’esercizio dell’attività professionale non ha alcuna rilevanza, ma è determinante il fatto che la società opera con una veste giuridica societaria;
sarebbe, dunque, necessario un intervento chiarificatore del legislatore che conferisca certezza al regime tributario delle STP in modo da incentivare soprattutto i giovani professionisti all’aggregazione e alla specializzazione professionale, così da potere concorrere e competere sul mercato (a livello europeo studi e ricerche hanno evidenziato la eccessiva frammentazione del mercato dei servizi professionali italiani);
si condivide il sopra riportato orientamento dell’Agenzia delle Entrate e si ritiene opportuna una soluzione normativa che, nell’ambito dei principi generali del diritto tributario, consenta effettivamente ai professionisti di optare per la forma societaria, al momento poco conveniente sotto vari profili – come, ad esempio, per obbligo di doppia fatturazione, impossibilità di vedere remunerata la propria prestazione professionale prima della chiusura del bilancio di esercizio,

impegna il Governo

a valutare l’opportunità, nel primo provvedimento utile, di prevedere: un regime fiscale per le STP e per tutte le forme societarie in cui venga esercitata l’attività professionale che contempli neutralità fiscale tra la forma individuale, associativa e societaria; l’applicazione delle norme del reddito d’impresa in capo alla società e del reddito di lavoro autonomo in capo ai soci professionisti della stessa; semplificazione degli adempimenti prevedendo che i compensi percepiti dai soci professionisti della STP siano posti fuori dal campo di applicazione dell’IVA, evitando una «doppia fatturazione» sulle medesime prestazioni.
9/3012-A/60. Scuvera.

La mia interrogazione su un episodio di discriminazione a Mortara

Atto Camera
Interrogazione a risposta in commissione 5-06461
presentato da
SCUVERA Chiara
testo di
Mercoledì 23 settembre 2015, seduta n. 488

SCUVERA e FOSSATI. — Al Ministro dell’interno. — Per sapere – premesso che:
da organi di stampa si apprende che il sindaco del comune di Mortara, in provincia di Pavia, ha minacciato sanzioni per la società sportiva locale Mortara calcio, per aver messo a disposizione alcuni campi da calcio alla squadra amatoriale composta di profughi di origine africana sbarcati in Sicilia e attualmente ospitati dalla cooperativa sociale Faber nelle sue quattro strutture;
il sindaco ha paventato l’eventualità di annullare la convenzione stipulata col Mortara calcio per l’utilizzo del terreno di gioco a seguito della concessione fatta ai profughi;
la prefettura di Pavia, con cui la cooperativa sociale Faber collabora nella gestione delle problematiche inerenti ai rifugiati, ha invitato quest’ultima a proseguire con il progetto anche in vista della partecipazione ad un campionato di calcio amatoriale, vero obiettivo della squadra di nuova formazione;
al fine di realizzare il progetto si è manifestata una forte solidarietà in vari comuni della provincia, come quello di Pavia;
le motivazioni addotte dal sindaco di Mortara a giustificazione delle paventate sanzioni per la società sportiva e del non assenso a che i profughi giochino in città, riguardano soprattutto le presunte lamentele della cittadinanza per il mancato esborso economico da parte dei profughi a fronte dell’utilizzo dei campi di calcio, mentre i genitori dei bambini che frequentano il Mortara calcio devono corrispondere un contributo annuale, una motivazione a parere degli interroganti inaccettabile –:
di quali elementi disponga il Ministro interrogato e se non intenda assumere iniziative, per quanto di competenza, finalizzate a valorizzare e promuovere attività e progetti di accoglienza e integrazione, come quello descritto in premessa, contrastando ogni forma di discriminazione. (5-06461)

 

Uepe Pavia, un’interrogazione per ampliare l’organico

Atto Camera
Interrogazione a risposta in commissione 5-06021
presentato da
SCUVERA Chiara
testo di
Giovedì 9 luglio 2015, seduta n. 458

SCUVERA. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
l’ufficio esecuzione penale esterna di Pavia (UEPE), servizio specialistico del Ministero della giustizia, che opera per il reinserimento degli imputati e dei condannati, competente per la provincia di Pavia e per 22 comuni dell’hinterland milanese, lavora da anni in difficilissime condizioni operative determinate dalla grave carenza di organico e dal costante aumento del carico di lavoro;
tali condizioni non sono migliorate anzi si registrano ulteriori difficoltà – a seguito dell’entrata in vigore della legge n. 67 del 28 aprile 2014, sull’istituto della «messa alla prova» anche per gli adulti, riforma in sé assolutamente positiva nell’ottica della rieducazione del condannato, ma la cui concreta attuazione necessita di un potenziamento delle strutture competenti;
attualmente l’ufficio esecuzione penale esterna di Pavia sta gestendo circa 1.000 casi, con un carico medio individuale di 170 casi, suddivisi tra 6 funzionari di servizio sociale a fronte dei 21 previsti dalla pianta organica, con una carenza di organico pari al 72 per cento e con un carico di lavoro riconosciuto dai superiori uffici dell’amministrazione penitenziaria come tra i più alti del Paese;
l’apertura dei nuovi padiglioni nelle strutture penitenziarie di Pavia e Voghera, con l’aumento di circa 500 detenuti (300 Pavia, 200 Voghera), ha aggravato ulteriormente il carico di lavoro dei funzionari di servizio sociale;
i liberi professionisti che collaborano con l’ufficio esecuzione penale esterna di Pavia, individuati tramite la selezione prevista dal Progetto Master, sono attualmente 3 per 20 ore ciascuno al mese fino al 31 dicembre 2015 –:
se il Ministro interrogato sia al corrente della forte carenza di personale in cui versa l’ufficio esecuzione penale esterna di Pavia e se non ritenga necessario, in relazione alla criticità del contesto, valutare la messa in atto di interventi atti a procedere all’adeguamento numerico e professionale della pianta organica degli uffici di esecuzione penale esterna del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria del Ministero della giustizia, come da articolo 7 della legge n. 67 del 2014. (5-06021)

Il mio OdG sulla mensa scolastica come Livello essenziale delle prestazioni

 

ATTO CAMERA

ODG IN ASSEMBLEA SU P.D.L. 9/02994-A/071

Dati di presentazione dell’atto

Legislatura: 17

Seduta di annuncio: 431 del 20/05/2015

Firmatari

Primo firmatario: SCUVERA CHIARA 
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 20/05/2015

Fasi iter:

ACCOLTO IL 20/05/2015

PARERE GOVERNO IL 20/05/2015

RINUNCIA ALLA VOTAZIONE IL 20/05/2015

CONCLUSO IL 20/05/2015

Atto Camera

Ordine del Giorno 9/02994-A/071

presentato da

SCUVERA Chiara

testo di

Mercoledì 20 maggio 2015, seduta n. 431

  La Camera,
premesso che:
l’articolo 23, comma 2, lettera e) del disegno di legge in esame delega il Governo ad istituire il sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita fino ai sei anni, costituito dai servizi educativi per l’infanzia e dalle scuole dell’infanzia, al fine di garantire ai bambini e alle bambine pari opportunità di educazione, istruzione, cura, relazione e gioco, superando disuguaglianze e barriere territoriali, economiche, etniche e culturali, nonché ai fini della conciliazione tra tempi di vita, di cura e di lavoro dei genitori, della promozione della qualità dell’offerta educativa e della continuità tra i vari servizi educativi e scolastici e la partecipazione delle famiglie, attraverso, tra le altre misure, la definizione dei livelli essenziali delle prestazioni della scuola dell’infanzia e dei servizi educativi per l’infanzia previsti dal Nomenclatore interregionale degli interventi e dei servizi sociali, sentita la Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive modificazioni;
nel nostro Paese si sono verificati gravi casi di esclusione dalla mensa scolastica; in particolare è avvenuto che alcuni comuni abbiano escluso bambini e bambine dal servizio a causa della morosità delle proprie famiglie. Anche se la morosità fosse colpevole, ad avviso dei proponenti, il minorenne non dovrebbe essere escluso da un momento fondamentale per la propria educazione e crescita umana e civile;
il fenomeno dell’esclusione è rilevato anche dall’Indagine sulla povertà minorile svolta nel 2013-2014 dalla Commissione Bicamerale per l’Infanzia e l’adolescenza, che nelle conclusioni rileva la necessità di un cambiamento culturale che faccia passare dal concetto di spesa a quello di investimento ed escludere dal patto di stabilità le spese per le mense scolastiche affrontate dai comuni, così come accade per gli investimenti per l’edilizia scolastica;
la Camera dei deputati ha approvato mozioni di diversi gruppi contro la povertà minorile. Con quella del Partito Democratico, in particolare, si è impegnato il Governo a diverse azioni si segnala quella di assumere iniziative volte a evitare che finanziamenti e obiettivi concordati con le regioni e con gli enti locali vengano disattesi, al fine di garantire i diritti di cittadinanza come, ad esempio, il diritto all’istruzione, alla fruizione delle mense, al trasporto scolastico e altri;
il Governo si è già espresso sul tema rispondendo all’interrogazione n. 5-00854 relativa ai casi di esclusione di minori dalle mense scolastiche annunciando «forme di monitoraggio per verificare sistematicamente se siano garantiti in modo uniforme su tutto il territorio nazionale i diritti civili e sociali ai sensi dell’articolo 117, comma 2, lettera m), della Costituzione con particolare riferimento ai minori, in particolare su come gli enti locali garantiscano un servizio di refezione coerente con i principi sopra elencati»;
è stato accolto come raccomandazione l’ordine del giorno 9/01574-A/063 del 31 ottobre 2013 per «promuovere al più presto iniziative in materia di livelli essenziali delle prestazioni e, nelle more, a svolgere una forte moral suasion, anche in Conferenza Stato, regioni, per trovare, rispetto alla questione degli insoluti nelle mense scolastiche, soluzioni diverse dall’esclusione dei minori da un fondamentale momento non solo di alimentazione, ma anche di educazione e socializzazione»;
in questo quadro si rende necessario definire il servizio di mensa scolastica come livello essenziale delle prestazioni, ai sensi dell’articolo 117, secondo comma, lettera m), della Costituzione, e in attuazione della Convenzione sui diritti del fanciullo del 1989,

impegna il Governo:

a valutare l’opportunità di prevedere che i Livelli essenziali delle prestazioni della scuola dell’infanzia e dei servizi educativi per l’infanzia previsti dal Nomenclatore interregionale degli interventi e dei servizi sociali comprendano il servizio di mensa scolastica e che esso venga esteso a tutto il ciclo della scuola primaria;
a valutare l’introduzione di premialità per gli enti locali che si distinguano per accessibilità, fruibilità e qualità delle mense scolastiche.
9/2994-A/71. Scuvera, Zampa, Iori, Amoddio, Antezza.

 

La mia interrogazione sul Fondo di solidarietà comunale

Atto Camera
Interrogazione a risposta in commissione 5-05631
presentato da
SCUVERA Chiara
testo di
Martedì 19 maggio 2015, seduta n. 430

SCUVERA e MARCHI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell’economia e delle finanze . — Per sapere – premesso che:
l’articolo 1, comma 380 della legge di stabilità per l’anno 2014 (228 del 2012) istituisce, a fini perequativi, il Fondo di solidarietà comunale;
il Fondo di solidarietà comunale è alimentato con una quota dell’IMU di spettanza dei comuni di cui all’articolo 13 del decreto-legge n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2011;
i criteri di ripartizione del Fondo sono definiti con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro dell’interno, previo accordo da sancire in sede di Conferenza Stato-città e autonomie locali;
l’emanazione del decreto è prevista entro il 30 aprile 2014 per l’anno 2014 ed entro il 31 dicembre dell’anno precedente a quello di riferimento per gli anni 2015 e successivi;
allo stato attuale risulta emanato il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri recante definizioni e ripartizione delle risorse spettanti per l’anno 2014;
risulta che molti Comuni (tra cui, in provincia di Pavia, Bastida Pancarana, Barbianello, Casanova Lonati, Rea, Verrua Po) a tutt’oggi non hanno ancora ricevuto le quote spettanti per l’anno in corso –:
se il Governo possa valutare di emanare urgentemente il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri recante definizioni e ripartizione delle risorse spettanti ai comuni per l’anno 2015.
(5-05631)

 

Brevetto Unico Eu come sostegno alla competitività delle PMI innovative. Il mio OdG

 

ATTO CAMERA

ODG IN ASSEMBLEA SU P.D.L. 9/02844-A/005

Dati di presentazione dell’atto

Legislatura: 17

Seduta di annuncio: 389 del 11/03/2015

Firmatari

Primo firmatario: SCUVERA CHIARA 
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 11/03/2015

Fasi iter:

ACCOLTO IL 11/03/2015

PARERE GOVERNO IL 11/03/2015

RINUNCIA ALLA VOTAZIONE IL 11/03/2015

CONCLUSO IL 11/03/2015

Atto Camera

Ordine del Giorno 9/02844-A/005

presentato da

SCUVERA Chiara

testo di

Mercoledì 11 marzo 2015, seduta n. 389

  La Camera,
premesso che:
l’articolo 4, comma 1, lettera e, punto 3) del decreto-legge n. 2844-A «Misure urgenti per il sistema bancario e gli investimenti» contempla fra i requisiti per le PMI che aspirino alla qualifica di «innovative», ai fini dell’iscrizione alla relativa sezione speciale del Registro imprese, la «titolarità, anche quali depositarie licenziatarie di almeno una privativa industriale, relativa a una invenzione industriale, biotecnologica, a una topografia di prodotto a semiconduttori o a una nuova varietà vegetale ovvero titolarità dei diritti relativi ad un programma per elaboratore originario registrato presso il Registro pubblico speciale per i programmi per elaboratore, purché tale privativa sia direttamente afferente all’oggetto sociale e all’attività di impresa»;
in Italia le PMI si limitano spesso a brevettare solo a livello nazionale a causa degli alti costi amministrativi per mantenere un singolo brevetto per 20 anni nei diversi Paesi Europei;
tale situazione ostacola la competitività delle PMI italiane di carattere innovativo, per la difficoltà di espandere il proprio know-how a livello europeo, per il prevalere dei cosiddetti «colossi» del settore tecnologico,

impegna il Governo

a valutare l’opportunità di semplificare le procedure di accesso alle privative industriali, per sostenere la competitività delle PMI innovative del Paese, puntando al brevetto unico europeo quale condizione essenziale per una reale concorrenza e per un recupero di competitività.
9/2844-A/5. Scuvera, Quintarelli, Berlinghieri, Basso, Coppola, Bruno Bossio, Ricciatti.

Arsenali militari: il mio OdG per la valorizzazione culturale, turistica e civica

 

ATTO CAMERA

ODG IN ASSEMBLEA SU P.D.L. 9/02894/050

Dati di presentazione dell’atto

Legislatura: 17

Seduta di annuncio: 382 del 26/02/2015

Firmatari

Primo firmatario: SCUVERA CHIARA 
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 26/02/2015

Fasi iter:

ACCOLTO IL 26/02/2015

PARERE GOVERNO IL 26/02/2015

RINUNCIA ALLA VOTAZIONE IL 26/02/2015

CONCLUSO IL 26/02/2015

Atto Camera

Ordine del Giorno 9/02894/050

presentato da

SCUVERA Chiara

testo di

Giovedì 26 febbraio 2015, seduta n. 382

  La Camera,
premesso che:
l’articolo 8, comma 3, del disegno di legge n. 2894 prevede che «I Ministeri dei beni e delle attività culturali e del turismo e della difesa, previa intesa con la regione Puglia e il Comune di Taranto, da acquisire nell’ambito del Tavolo istituzionale di cui all’articolo 5, predispongono, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, un progetto di valorizzazione culturale e turistica dell’Arsenale militare marittimo di Taranto, ferme restando la prioritaria destinazione ad arsenale del complesso e le prioritarie esigenze operative e logistiche della Marina Militare. Il progetto è approvato con decreto del Presidente del consiglio dei Ministri»;
il comma 263 della legge Finanziaria 2007 ha avviato un piano di cessione al demanio militare al demanio civile di 804 beni immobili non più necessari per uso militare;
sul territorio nazionale esistono arsenali appartenenti al demanio militare trasferiti, o in via di trasferimento, al demanio civile come, per esempio, l’Arsenale di Pavia, area militare facente parte delle 11 individuate su territorio nazionale come non più di interesse militare e quindi disponibili per una valorizzazione attraverso il demanio, come da articolo 26 del decreto n. 133 del 2014, cosiddetto Sblocca Italia, dal titolo «Misure urgenti per la valorizzazione degli immobili pubblici inutilizzati»;
tali beni sovente hanno un pregio architettonico e si prestano ad una valorizzazione turistica e culturale nonché civica;
ci sono esempi virtuosi di progettazione partecipata che rappresentano buone prassi per il recupero di tali beni;
la valorizzazione e il rilancio delle aree possono essere realizzati anche con partnership pubblico/private, potenziando una riconversione innovativa ed una accessibilità diffusa,

impegna il Governo

a valutare l’opportunità di approntare un Piano nazionale per la valorizzazione culturale, turistica e civica degli arsenali militari (anche di quelli appartenenti al demanio militare), tenendo conto anche delle buone prassi di programmazione partecipata dai cittadini e dal mondo dell’istruzione, della ricerca e della cultura presenti nei Paese.

9/2894/50. Scuvera.

Comuni, la mia interrogazione sull’associazione di funzioni

Atto Camera
Interrogazione a risposta in commissione 5-04536
presentato da
SCUVERA Chiara
testo di
Mercoledì 21 gennaio 2015, seduta n. 367

SCUVERA. — Al Ministro dell’interno, al Ministro per gli affari regionali e le autonomie. — Per sapere – premesso che:
i comuni con più di 100.000 abitanti sono, allo stato attuale, in Italia, solamente 46, mentre ne esisterebbero ben circa 5.700 sotto i 5.000 abitanti;
in questo quadro i comuni che lavorano in maniera associata rappresentano ancora oggi, purtroppo, una realtà incompiuta, costituendone solo il 10-11 per cento del totale;
la legge 56 del 2014, cosiddetta legge Del Rio, ha largamente semplificato le normative in materia e ha agevolato, in particolare, i processi di unione e fusione dei comuni, al fine di consentire ai medesimi di esercitare, anche al di là delle loro dimensioni e dei vincoli che queste comportano, le loro funzioni in un modo più efficiente e più corrispondente alle esigenze dei cittadini, con l’obiettivo di assicurare un miglioramento della qualità, della democrazia a invarianza di spesa;
l’articolo 14, del decreto-legge 31 maggio 2010, numero 78, convertito con modificazioni n. 122 del 30 luglio 2010, e successive modifiche, al comma 27 individua le funzioni fondamentali dei comuni e al comma 28 stabilisce che i comuni con popolazione fino a 5.000 abitanti, ovvero fino a 3.000 abitanti se appartengono a comunità montane, esercitano obbligatoriamente in forma associata, mediante Unione di comuni o Convenzione, le funzioni fondamentali di cui al comma 27, fatta eccezione per la tenuta dei registri di stato civile e di popolazione e i compiti in materia di servizi anagrafici nonché in materia di servizi elettorali, nell’esercizio delle funzioni di competenza statale;
la legge 56 del 2014 ha mantenuto due sole tipologie di unione di comuni, quella per l’esercizio associato facoltativo di specifiche funzioni e quello per l’esercizio obbligatorio delle funzioni fondamentali; le funzioni fondamentali, obbligatoriamente svolte in forma associata, non possono infatti essere svolte singolarmente dai comuni, mentre il termine ultimo legislativamente previsto, per consentire ai comuni interessati l’attuazione delle disposizioni sulle funzioni fondamentali, è scaduto il 31 dicembre 2014;
tuttavia, la complessità di una normativa che ha richiesto più di quattro anni di gestazione nonché l’estrema eterogeneità e peculiarità degli oltre cinquemila piccoli comuni presenti sul territorio italiano, hanno messo in evidenza l’insorgere di numerose criticità nell’attuazione di questo significativo processo, soprattutto sotto il profilo del non sufficiente supporto tecnico che avrebbe dovuto necessariamente accompagnare la riorganizzazione delle istituzioni comunali –:
quale sia lo stato di attuazione della normativa inerente all’esercizio associato obbligatorio delle funzioni fondamentali dei comuni, se e quali le criticità fin qui registrate e quali iniziative intendano adottare per farvi fronte. (5-04536)

Tribunale di Pavia, una nuova interrogazione per chiedere più personale

Atto Camera
Interrogazione a risposta scritta 4-07583
presentato da
SCUVERA Chiara
testo di
Martedì 20 gennaio 2015, seduta n. 366

SCUVERA, GITTI e MAZZIOTTI DI CELSO. — Al Ministro della giustizia, al Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione. — Per sapere – premesso che:
in attuazione della legge delega n. 148 del 2011, con il decreto legislativo n. 155 del 2012, è stata avviata nel nostro Paese la revisione della geografia giudiziaria, rivedendone le circoscrizioni, processo che è stato ultimato nel 2013 e 2014; a seguito di tale revisione il tribunale di Pavia si configura come sede unica accorpante dei soppressi tribunali di Vigevano, Voghera ed ex sezione di Abbiategrasso;
per rendere l’accorpamento operativo e funzionale alle esigenze di efficienza, di celerità dei procedimenti e di specializzazione dei magistrati, è necessario dotare il tribunale di Pavia di risorse adeguate in termini di personale;
a seguito dell’accorpamento, il più significativo sul territorio nazionale, i carichi di lavoro sono aumentati ma il personale risulta essere sotto organico del 40 per cento; tale situazione rischia di aggravarsi ulteriormente in conseguenza del fatto che alcuni dipendenti dei tribunali accorpati hanno chiesto e ottenuto il trasferimento presso tribunale diverso da quello di Pavia e altri saranno pensionati a breve;
questa situazione, che ha già portato a gravi disfunzioni e sta di fatto bloccando l’avvio del processo civile telematico, rischia di paralizzare completamente l’attività del tribunale. Per questo si rendono necessari interventi urgenti;
la possibilità di ricorrere alle procedure di mobilità previste dalla legislazione vigente per integrare gli organici è resa difficile dalle complessità e incertezze procedurali derivanti in particolare dalle disposizioni che prevedono la prioritaria destinazione dei dipendenti in mobilità delle province agli enti locali e poi allo Stato –:
se il Ministro della giustizia intenda valutare interventi per evitare che i trasferimenti dai tribunali accorpati svuotino ulteriormente le risorse di personale degli stessi, se non siano in corso o non si intendano attivare procedure di mobilità da altri enti e se, a tal fine, il Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione non intenda adottare provvedimenti attuativi che chiariscano e risolvano le problematiche descritte in premessa in ordine alla priorità di destinazione dei dipendenti in mobilità. (4-07583)

Minori, affidi ai Comuni e sostenibilità. La mia interrogazione

 

Atto Camera
Interrogazione a risposta in commissione 5-04423
presentato da
SCUVERA Chiara
testo di
Martedì 13 gennaio 2015, seduta n. 361

SCUVERA e FRAGOMELI. — Al Ministro dell’interno, al Ministro dell’economia e delle finanze, al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
ai sensi dell’articolo 18 della legge 8 novembre 2000, n. 328, sono a carico dei Comuni, indipendentemente dalle loro dimensioni, i costi di assistenza ai minori a seguito del relativo provvedimento di affidamento del tribunale;
la finanza locale è fortemente limitata dal patto di stabilità, dalla cui applicazione non sono escluse tali spese;
il tema è particolarmente importante per i piccoli comuni (per esempio il comune di Santa Cristina e Bissone a fronte di una popolazione di circa 2.100 abitanti, ha in affido 6 minori per una spesa annua per assistenza di 100 mila euro);
se i Ministri interrogati non intendano valutare, per quanto di competenza, delle soluzioni per consentire un’adeguata assistenza ai minori affidati e la sostenibilità finanziaria della medesima. (5-04423)

 

Mense scolastiche, continua l’esclusione. Una nuova interrogazione

 

Atto Camera
Interrogazione a risposta in commissione 5-04334
presentato da
SCUVERA Chiara
testo di
Giovedì 18 dicembre 2014, seduta n. 352

SCUVERA e ZAMPA. — Al Ministro per gli affari regionali e le autonomie, al Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:
secondo gli ultimi dati di Save the Children (dicembre 2014), il 23 per cento dei minori, che corrisponde a 2 milioni e 400 mila tra bambini e adolescenti, vive in condizioni di povertà relativa, in famiglie con un reddito molto basso e quindi costrette a rinunciare a spese anche per necessità essenziali come il cibo;
la povertà minorile non è solo un fenomeno inaccettabile dal punto di vista etico e della violazione dei diritti, ma anche una pesante ipoteca sul destino di centinaia di migliaia di bambini e bambine, nonché sul futuro dell’intero Paese;
la critica situazione economica che sta attraversando il Paese viene pagata duramente dalle nuove generazioni e rischia di creare nei prossimi anni drammatiche ripercussioni sociali;
il 19 novembre 2013 la Camera dei deputati ha approvato la mozione n. 1-00108 che impegna il Governo, tra le altre cose, a «definire una strategia nazionale che preveda una pluralità di misure per contrastare le diverse manifestazioni della povertà» infantile, a «contrastare la povertà minorile e giovanile, nonché a combattere la dispersione scolastica», ad «evitare che finanziamenti e obiettivi concordati con le regioni e gli, enti locali vengano disattesi, al fine di garantire i diritti di cittadinanza, come, ad esempio, il diritto all’istruzione, alla fruizione delle mense, al trasporto scolastico e altri»;
in data 22 ottobre 2013 in Commissione affari sociali il Governo ha risposto all’interrogazione n. 5-00854 relativa ai casi di esclusione di minori dalle mense scolastiche annunciando «forme di monitoraggio per verificare sistematicamente se siano garantiti in modo uniforme su tutto il territorio nazionale i diritti civili e sociali ai sensi dell’articolo 117, comma 2, lettera m), della Costituzione con particolare riferimento ai minori in particolare su come gli enti locali garantiscano un servizio di refezione coerente con i principi sopra elencati»;
è stato accolto come raccomandazione l’ordine del giorno 9/01574-A/063 del 31 ottobre 2013 per «promuovere al più presto iniziative in materia di livelli essenziali delle prestazioni e, nelle more, a svolgere una forte moral suasion, anche in Conferenza Stato, regioni, per trovare, rispetto alla questione degli insoluti nelle mense scolastiche, soluzioni diverse dall’esclusione dei minori da un fondamentale momento non solo di alimentazione, ma anche di educazione e socializzazione»;
in occasione della Giornata internazionale dell’infanzia e dell’adolescenza, la Camera ha approvato la mozione n. 1-00671 sul tema della povertà infantile con cui, tra le altre cose, si impegna il Governo a «prevedere misure in grado di garantire ai bambini e agli adolescenti il diritto di accesso a tutti i servizi, in particolare a titolo gratuito alle famiglie e ai bambini in condizioni di povertà certificata, in primo luogo quelli collegati all’istruzione (nidi, scuola primaria a tempo pieno/prolungato), al servizio mensa scolastica e ad attività pedagogiche, sportive e ricreative»;
in tema di povertà infantile legata alla negazione dei diritti civili e sociali dei minori, uno dei casi più eclatanti riguarda il comune di Vigevano in cui i bambini esclusi dalla mensa scolastica oggi sarebbero 164 (contro i 150 dell’anno scolastico precedente) tra i frequentanti nido, scuola primaria e secondaria di primo grado;
l’esclusione dalla refezione scolastica è dovuta alla morosità delle famiglie, riferita sia a debiti pregressi relativi ad altri figli maggiori che abbiano frequentato la scuola in passato (sia a debiti ascrivibili all’anno in corso;
i bambini esclusi devono accontentarsi di consumare un pasto freddo, di solito un panino, in locali diversi e separati da quelli adibiti a mensa, venendo così a trovarsi non solo sottoposti ad un regime alimentare non equilibrato e corretto secondo le «Linee di indirizzo nazionale per la ristorazione scolastica» stabilite dal Ministero della salute, ma altresì soggetti a discriminazione, in violazione dell’articolo 3 della Costituzione italiana, nonché dell’articolo 3 della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza del 1989 e ratificata dall’Italia nel 1991, secondo cui «in ogni legge, provvedimento, iniziativa pubblica o privata e in ogni situazione problematica, l’interesse del bambino/adolescente deve avere la priorità»;
come illustrato nella risposta all’interrogazione n. 5/00854 del 2013, «l’Ufficio Scolastico Regionale per la Lombardia — Ufficio XIX — Pavia, con circolare in data 15 ottobre 2012, in relazione a segnalazioni pervenute sul servizio di refezione scolastica nelle scuole della provincia di Pavia, ha posto in rilievo che il momento delle refezione, come ogni altro periodo della frequenza scolastica, è occasione di formazione, e di convivenza e come tale deve rispondere alle finalità generali dell’istruzione»;
nella suddetta circolare si ricorda che il Documento d’indirizzo per la sperimentazione dell’insegnamento di «Cittadinanza e Costituzione» del 4 marzo 2009, ha richiamato la necessità di sviluppare «significati e azioni della pari dignità sociale, della libertà e dell’uguaglianza di tutti i cittadini» e di «riconoscere situazioni nelle quali non si sia Stati trattati o non si siano trattati gli altri da persone umane; riconoscere valori che rendono possibile la convivenza umana e testimoniarli nei comportamenti familiari e sociali» e infine di «conoscere e rispettare la funzione delle regole e delle norme; nonché il valore giuridico dei divieti; partecipare consapevolmente al processo di accoglienza e di integrazione tra studenti diversi all’interno della scuola»;
la circolare recita inoltre che «nessun momento della vita scolastica può diventare occasione di discriminazione tra alunni anche per motivi riconducibili alle inadempienze delle loro famiglie, raccomandando quanto segue: gli alunni non dovrebbero essere separati nel momento della refezione; nei limiti del possibile tutti dovrebbero poter usufruire del medesimo servizio, sviluppando anche adeguate forme di solidarietà» –:
se il Ministro sia a conoscenza del fatto che sul territorio nazionale l’esclusione di minori dalla mensa scolastica nell’anno in corso persista, se non addirittura che in alcuni territori sia aumentata nei numero rispetto all’anno scolastico 2012-13, e se sia stato già avviato, e in quali forme, il monitoraggio dei servizi scolastici, affinché gli stessi siano garantiti a tutti i minori in egual modo e su tutto il territorio nazionale, di cui alla risposta all’interrogazione n. 5/00854 del 22 ottobre 2013. (5-04334)

 

Il mio OdG sull’accoglienza dei Minori Stranieri Non Accompagnati 

 

ATTO CAMERA

ODG IN ASSEMBLEA SU P.D.L. DI BILANCIO 9/02679-bis-A/287

Dati di presentazione dell’atto

Legislatura: 17

Seduta di annuncio: 342 del 30/11/2014

Firmatari

Primo firmatario: SCUVERA CHIARA 
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 30/11/2014

Fasi iter:

ACCOLTO IL 30/11/2014

PARERE GOVERNO IL 30/11/2014

RINUNCIA ALLA VOTAZIONE IL 30/11/2014

CONCLUSO IL 30/11/2014

Atto Camera

Ordine del Giorno 9/02679-bis-A/287

presentato da

SCUVERA Chiara

testo di

Domenica 30 novembre 2014, seduta n. 342

  La Camera,
premesso che:
sono migliaia i bambini ed ragazzi che lasciano la loro famiglia d’origine per scappare dalla violenza, dalle catastrofi naturali e dalla povertà: si tratta spesso di minori che raggiungono, soli, in condizioni drammatiche il nostro Paese per fuggire da miserie, persecuzioni, violenze o semplicemente in cerca di condizioni migliori che hanno a che fare con la sopravvivenza e la necessità di fuggire dalla miseria;
come è noto i territori del nostro paese più impegnati nell’accoglienza e nell’inclusione sono quelli «di frontiera», sul mediterraneo, a partire dalla Sicilia, con i comuni, in particolare, e le comunità in prima linea nel fronteggiare al meglio l’emergenza;
la legge in esame prevede l’istituzione del Fondo per l’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati, nello stato di previsione del Ministero dell’interno, in cui confluiscono le risorse dell’analogo Fondo nazionale per l’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati istituito presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali dal decreto-legge 95/2012 (convertito dalla L. 135/2012) che viene contestualmente soppresso;
il Fondo era stato istituito dall’articolo 23, comma 11, del decreto-legge n. 95/2012, con una dotazione di 5 milioni di euro per l’anno 2012, successivamente incrementata di 20 milioni per l’anno 2013, dall’articolo 1, comma 1, del decreto-legge n. 120/2013 (L. n. 137/2013) nonché, di 40 milioni di euro per il 2014 e di 20 milioni di euro per ciascuno degli anni 2015 e 2016 dall’articolo 1, co. 202 e 203, della L. 147/2013 (legge di stabilità 2014), ed è incrementato ulteriormente di 12,5 milioni di euro all’anno a decorrere dal 2015 dal comma 14 dell’articolo 17;
si prevede, inoltre, che i minori stranieri non accompagnati accedano ai servizi di accoglienza finanziati con il Fondo nazionale per le politiche ed i servizi dell’asilo (il Fondo che finanzia lo SPRAR, il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati costituito dalla rete degli enti locali che, per la realizzazione di progetti di accoglienza integrata, accedono, nei limiti delle risorse disponibili, al Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo;
non sono state completamente pagate tutte le spese di accoglienza sostenute dagli enti locali e del terzo settore creando gravi danni economici che rischiano di portare i comuni in dissesto e gli enti gestori al fallimento;
vi è l’esigenza di riorganizzare il settore uniformato stabilendo criteri unici di qualità e servizi in tutte le regioni,

impegna il Governo:

a liquidare le spese dell’accoglienza per i minori stranieri sostenute nelle annualità 2013-2014 dagli enti locali e del terzo settore A prevedere nei decreti attuativi che il fondo venga utilizzato anche per la creazione ed il mantenimento degli Hub, ovvero le strutture di immediata accoglienza;
ad adoperarsi, anche attraverso la convocazione di una conferenza stato regioni, perché si adottino criteri di gestione unici in tutto il Paese soprattutto per ciò che concerne numeri di posti per le strutture, qualità del servizio, personale impiegato;
a predisporre, sia per la gestione del fondo che per eventuali nuovi canali come quelli dello sprar, una retta che sia confacente e congrua con le reali esigenze di accoglienza e quindi con le spese sostenute dagli enti locali e dagli enti del terzo settore.
9/2679-bis-A/287. Scuvera, Moscatt.

 

Fibronit: il Governo risponde alla mia interrogazione

Atto Camera
Interrogazione a risposta immediata in commissione 5-03901
presentato da
BORGHI Enrico
testo di
Mercoledì 29 ottobre 2014, seduta n. 320

BORGHI, SCUVERA, REALACCI e FERRARI. — Al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:
il sito di interesse nazionale (SIN) presente nel comune di Broni, in provincia di Pavia, è stato riconosciuto nel 2002 per la presenza dell’area dismessa «ex Fibronit»;
in tale area sorgeva la Cementifera Italiana Fibronit spa (in seguito Fibronit spa, poi finanziaria Fibronit spa), già produttrice di cemento fin dal 1919 e che, nel 1932, avviava la lavorazione dell’amianto, mantenendola fino al giugno del 1993, anno nel quale ne fu inibita la produzione ai sensi della legge n. 257 del 1992 che dettava le «Norme relative alla cessazione dell’impiego dell’amianto», con specifica deroga che consentiva la produzione di tubi e lastre fino al 1994. Si osserva che la produzione a base di cemento-amianto della Fibronit riguardava principalmente tubi, lastre di copertura e pezzi speciali (camini, curve colmi e altro);
la finanziaria Fibronit spa aveva costituito un ramo d’azienda per la produzione di tubi in fibrocemento c.p.c. sistema Ecored (senza amianto) che si insediò nella precedente azienda, quindi in locali ed ambienti inquinati da amianto; il ramo d’azienda verme poi ceduto nel 1998 dalla stessa finanziaria Fibronit spa, allora in liquidazione, insieme ai prodotti finiti, alle merci e alle rimanenze di magazzino, ai macchinari e a parte degli immobili e dell’area (per un totale di circa 3,5 ettari) alla Ecored spa, appositamente costituita (pertanto l’area ex Fibronit comprende anche l’area ex Ecored);
il suddetto sito di interesse nazionale è l’unico, dislocato in Lombardia, inquinato da amianto. L’area ha un’estensione di circa 13,5 ettari, di cui il 35 per cento è coperto da capannoni e da uffici, mentre la parte residua, adibita a piazzale, è pavimentata quasi totalmente (cls/asfalto). Originariamente circondata dalla zona agricola, dista soltanto circa 600 metri dal centro storico di Broni, che rappresenta ancora oggi il nucleo con più elevata densità abitativa. Negli anni, l’insediamento è stato raggiunto dall’espansione residenziale ed artigianale e dal censimento effettuato dal comune medesimo risulta che le coperture in amianto hanno una superficie complessiva di circa 150.000 metri quadrati di cui circa 1.000 metri quadrati sono coperture di edifici pubblici, tra cui anche scuole;
l’esposizione ad amianto comporta l’insorgere nelle persone esposte delle cosiddette patologie asbesto-correlate che si manifestano sotto forma di mesotelioma (tumore al polmone, alla laringe, all’ovaio e altro), come anche accertato dalla sentenza del 13 febbraio 2012 con cui il tribunale di Torino condannava i vertici della multinazionale elvetica Eternit. Broni è l’area con il più alto numero di decessi per mesotelioma rispetto al numero di abitanti in Italia, patologia che colpisce anche i soggetti non esposti per motivi professionali;
le operazioni di bonifica programmate finora hanno determinato il completamento della sola messa in sicurezza di emergenza del sito (MISE), senza procedere alla effettiva bonifica dell’ambiente inquinato; scrive Lorenzo Bordoni nel suo Reportage «Broni, l’amianto killer» del 2011: «L’azienda si chiamava Fibronit, sorge a pochi passi dal centro di Broni e ha cambiato insegna vent’anni fa. Ma continua a fare strage: prima degli operai che si riempivano i polmoni di polvere d’amianto, poi delle loro mogli che lavavano i panni da lavoro, oggi dei loro figli. Quaranta morti all’anno, perché in quello stabilimento ci sono ancora trecentomila metri quadri da bonificare»;
eppure la messa al bando dell’amianto di cui alla citata legge n. 257 del 1992 imponeva l’immediata bonifica del sito; tuttavia, a causa delle gravi carenze tecniche riscontrate, il progetto di bonifica ambientale, proposto più volte dalla finanziaria Fibronit all’amministrazione comunale, è stato sempre respinto dagli organi di controllo. Pertanto dal 1994 al 2000 non è stata operata alcuna operazione di bonifica;
nel gennaio 2002 il comune di Broni ha attivato i poteri sostitutivi nei confronti dei soggetti obbligati inadempienti, ai sensi del decreto legislativo n. 22 del 1997, e nel maggio 2002, ha affidato l’incarico per l’esecuzione del progetto preliminare di messa in sicurezza e smaltimento dei rifiuti contenenti amianto;
ad oggi, sono stati complessivamente concessi e/o assentiti per le operazioni di bonifica 7.054.872 euro, di cui 1.382.145 euro dalla regione Lombardia e 5.572,727 euro dal Ministero competente; con tali finanziamenti sono stati realizzati interventi, relativi alla messa in sicurezza del sito, alla bonifica e allo smaltimento e, in particolare, dal 2002 al 2006 è stato effettuato il piano di caratterizzazione dell’area ex Fibronit e sono stati realizzati i relativi interventi di messa in sicurezza, consistenti nello smaltimento dei rifiuti e dei materiali contenenti amianto giacenti sui piazzali nonché di altri materiali pericolosi; complessivamente sono state smaltite 1.418 tonnellate di manufatti contaminati da amianto e 100 tonnellate di fanghi;
nel 2009 la ditta Sadi Servizi Industriali SpA ha eseguito i lavori per la messa in sicurezza di emergenza, con il conseguente smaltimento di 27,4 tonnellate di materiali contaminati da amianto e 18,7 tonnellate di ferro e acciaio;
sempre nel 2009 il comune di Broni ha acquisito a costo zero l’area ex Fibronit e l’area ex Ecored, che sono ancora oggi di proprietà dell’amministrazione che non ha ancora definito la destinazione dell’area;
nel 2010 è stato presentato ed approvato il progetto della messa in sicurezza dell’intero sito ed è stato emanato il bando d’appalto per l’assegnazione dei lavori, consegnati alle imprese vincitrici nel luglio 2011 da Bronistradella spa, società partecipata dal comune di Broni, che gestisce l’attività di bonifica; sono, dunque, partiti i lavori relativi alla messa in sicurezza d’emergenza dell’intero sito e alla bonifica del primo lotto dell’area ex Fibronit ex Ecored;
quindi, ad oggi, sono state poste in essere diverse attività, sia per la messa in sicurezza, attraverso misure per il contenimento del rischio di diffusione delle fibre d’amianto nell’ambiente, sia per l’avvio del primo stralcio di bonifica dei capannoni industriali; detti lavori hanno generato 2400 tonnellate di rifiuti pericolosi, 800 tonnellate di rifiuti non pericolosi, 800 tonnellate di altri rifiuti e 1500 tonnellate di materiali ferrosi;
una stima aggiornata dei costi per il completamento delle operazioni di bonifica (escluso lo smaltimento) comprensivi del monitoraggio ambientale periodico e delle valutazioni epidemiologiche ammonterebbe ad euro 21.174.872; pertanto le risorse da reperire ammontano a oltre 14 milioni di euro;
la gravità della situazione rende necessario «sbloccare» tali finanziamenti e procedere alla valutazione istruttoria della variante giacente al Ministero nel più breve tempo possibile: la messa in sicurezza di emergenza, infatti, è un intervento «tampone», ma il lavoro di bonifica deve proseguire; peraltro si stima che la preventiva messa in sicurezza dell’intero sito, senza procedere direttamente alla bonifica, abbia prodotto un aumento di costi almeno del 30-40 per cento rispetto all’intervento immediato di bonifica;
il 25 marzo 2013 il sindaco di Broni con i gruppi consiliari di tutte le forze politiche e le associazioni ambientaliste ha chiesto con forza al presidente della regione Lombardia e all’assessore regionale all’ambiente, nelle more del finanziamento statale, di stanziare le necessarie risorse per finanziare la bonifica Fibronit; in particolare l’amministrazione locale scrive che «è ormai riconosciuta la grave situazione sanitaria locale caratterizzata da un costante aumento delle vittime di malattie asbesto correlate, che hanno colpito non soltanto gli ex lavoratori (circa 3.800 tra uomini e donne) e i loro familiari, direttamente o indirettamente a contatto con la fonte di inquinamento, ma colpiscono in questi ultimi tempi cittadini che hanno soltanto la colpa di aver respirato all’epoca della produzione l’aria di Broni»;
infatti, la dispersione di fibre legata alla produzione di manufatti, particolarmente forte negli anni settanta, ha provocato un gravissimo inquinamento ambientale e la conseguente mortalità si sta verificando dopo 35-40 anni, come spiegato dalla letteratura medica. Nel quaderno del Ministero della salute n. 15 del maggio-giugno 2012, il tasso grezzo di incidenza per 100.000 abitanti di mesotelioma pleurico osservato a Broni è di 82,02, addirittura superiore a quello di Casale Monferrato;
nonostante le continue istanze delle amministrazioni locali che si sono succedute, delle associazioni ambientaliste e dei cittadini, la bonifica non è proseguita per la mancanza di fondi, mentre si sceglie un percorso di sviluppo del territorio basato su opere faraoniche – come l’autostrada Broni-Mortara – che continua a deprimere le potenzialità turistiche e le bellezze paesaggistiche dell’Oltrepò pavese, aggravandone l’inquinamento e danneggiando il tessuto socio-economico e, in particolare, l’impresa agricola –:
quale sia lo stadio dell’istruttoria di approvazione della variante di progetto che consentirebbe lo sblocco di euro 800.000 coi quali il comune di Broni potrebbe dare l’avvio effettivo della bonifica; quali siano i motivi del ritardo dei finanziamenti per ultimare la bonifica e se il Governo non intenda individuare urgentemente, e rendere immediatamente disponibili, adeguate risorse economiche che consentano di ultimare la bonifica del sito di interesse nazionale ex Fibronit insistente a Broni. (5-03901)

Atto Camera
Risposta scritta pubblicata Giovedì 30 ottobre 2014
  nell'allegato al bollettino in Commissione VIII (Ambiente)
  5-03901

Il Sito di Broni occupa una superficie totale di circa 14 ha. L’inquinamento è causato da fibre di amianto e comprende le seguenti aree: exFibronit, ex Ecored e Fibroservice S.r.L.
In area ex Fibronit ed ex Ecored sono stati effettuati interventi di messa in sicurezza di emergenza di prima fase, consistenti nella rimozione di parte delle strutture contenenti amianto. Con l’eliminazione delle fonti attive di contaminazione, è stata avviata la bonifica del sito. L’intervento ha interessato la rimozione di circa 800 ton di rifiuti contenenti amianto. Inoltre, le azioni di messa in sicurezza hanno consentito l’isolamento, in attesa della rimozione definitiva, di circa 85.000 mq di superfici di materiali contenenti amianto, quali, in particolare, pannellature e coperture.
Peraltro, i risultati del monitoraggio di fibre d’amianto aerodisperse in aria nella città di Broni effettuati da ARPA Lombardia e relativi al 2013, non hanno rilevato particolari anomalie. Ciò dimostra l’efficacia degli interventi avviati.
La Conferenza di Servizi decisoria del 28 maggio 2014 ha approvato, con prescrizioni, il documento «Interventi di bonifica da amianto 2o lotto – revisione 1o marzo 2013 – Comune di Broni (PV)».
Per quanto attiene agli aspetti più propriamente economici, preliminarmente si segnala che il Ministero dell’ambiente ha già stanziato e trasferito alla Regione Lombardia e al Comune di Broni per la bonifica del Sito in parola, complessivi euro 5.272.727,00, in particolare:
euro 5.272.727,00 alla Regione Lombardia;
euro 500.000,00 al Comune di Broni.

Tali risorse sono state dettagliatamente disciplinate nell’Accordo di Programma «per la bonifica ed il ripristino ambientale del sito di bonifica di interesse nazionale di Broni» del 22 novembre 2007, e successivo Atto integrativo del 29 luglio 2008.
Inoltre, tenuto conto che gli interventi da realizzare nel sito di Broni risultano in avanzato stato di attuazione, la Regione Lombardia ha presentato una proposta di riprogrammazione delle risorse ministeriali già stanziate per tutti i siti lombardi e non ancora utilizzate.
Tale proposta, insieme ai pareri di ARPA Lombardia e ASL necessari per verificare la coerenza con il Programma nazionale di bonifica, prevede anche l’assegnazione di ulteriori 11 milioni di euro per la prosecuzione degli interventi di bonifica nel sito di Broni.
Con nota dello scorso 13 ottobre, la competente Direzione Generale del Ministero dell’ambiente ha già comunicato il proprio nulla osta al riguardo.
La riferita riprogrammazione delle risorse verrà formalizzata in occasione di un prossima riunione che verrà a breve convocata presso il Ministero dello sviluppo economico.

La mia interrogazione sul raddoppio della linea Milano-Mortara

Atto Camera
Interrogazione a risposta in commissione 5-03856
presentato da
SCUVERA Chiara
testo di
Giovedì 23 ottobre 2014, seduta n. 316

SCUVERA. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
tra le opere pubbliche prioritarie sul territorio lombardo è da annoverare il raddoppio del tratto di linea ferroviaria che da Milano va a Parona/Mortara;
esiste un progetto di potenziamento della linea ferroviaria tra Milano e Mortara che prevedeva il raddoppio della linea di Milano S. Cristoforo e Mortara;
tale progetto consta di 6 sottoprogetti dei quali è stato realizzato il sottoprogetto 1 (raddoppio tratta Milano S. Cristoforo Albairate/Vermezzo (ex Cascina Bruciata);
la frequenza media sulla direttrice è di quasi 17.500 passeggeri al giorno;
tale progetto è stato approvato in linea tecnica preliminare da parte del Cipe il 29 marzo 2006, ma l’avvio del progetto definitivo è tuttora sospeso in quanto in attesa di essere finanziato dal Cipe;
le condizioni di viaggio che tutti i giorni i pendolari devono affrontare sono pessime –:
quali iniziative il Ministro intenda promuovere per ripristinare i finanziamenti del progetto di cui in premessa e consentire così il raddoppio della tratta da Albairate a Parona. (5-03856)

 

Tribunale di Pavia, stanziati 1.750.000 euro. La mia interrogazione e la risposta del Governo

Atto Camera
Interrogazione a risposta in commissione 5-03391
presentato da
SCUVERA Chiara
testo di
Giovedì 31 luglio 2014, seduta n. 276

SCUVERA, MAZZIOTTI DI CELSO e GITTI. — Al Ministro della giustizia, al Ministro dell’economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
in attuazione della legge delega n. 148 del 2011, con il decreto legislativo n. 155 del 2012 è stata avviata nel nostro Paese la revisione della geografia giudiziaria, rivedendone le circoscrizioni, processo che è stato ultimato nel 2013 e 2014;
a seguito di tale revisione il tribunale di Pavia si configura come sede unica accorpante dei soppressi tribunali di Vigevano, Voghera ed exsezione di Abbiategrasso;
l’accorpamento si sta ora consolidando a seguito dell’ordinanza depositata il 2 luglio 2014 con cui il Consiglio di Stato ha sospeso l’esecutività della sentenza della sez. III del T.A.R. Lombardia di annullamento del provvedimento del 27 novembre 2013 del presidente del tribunale di Pavia che, in attuazione della citata normativa, aveva disposto la cessazione di ogni attività giurisdizionale presso il soppresso tribunale di Vigevano considerato che, con decreto ministeriale 13 settembre 2013, era stata autorizzata la prosecuzione della trattazione di taluni affari civili, limitatamente alle cause già pendenti alla data 13 settembre 2013, presso la sede unica del tribunale di Pavia;
per rendere l’accorpamento operativo e funzionale alle esigenze di efficienza, di celerità dei procedimenti e di specializzazione dei magistrati, è necessario dotare il tribunale di Pavia di risorse adeguate, in termini di spazi e di personale;
con riferimento agli spazi, quelli disponibili ed attualmente utilizzati dal tribunale di Pavia sono i seguenti:
locali di pertinenza del tribunale, siti in piazza del Tribunale, n. I, già in uso (parte «vecchia»);
locali consegnati nel mese di novembre 2013 a seguito del completamento dei lavori di ristrutturazione ed ampliamento del palazzo di giustizia di Pavia, di cui al cap. 7001 del Ministero della giustizia, facenti parte di un progetto del provveditorato regionale alle opere pubbliche della Lombardia, suddiviso in tre lotti funzionali di importo complessivo pari ad iniziali lire 20.368.000.000 (finali euro 10.845.594,88) (I lotto);
locali condotti in locazione da terzi, siti in Via Carlo Porta, n. 8, presso cui sono al momento collocate le cancellerie della volontaria giurisdizione e l’ufficio recupero crediti, oltre agli uffici dell’U.N.E.P. e del giudice di pace;
deve, invece, ancora essere conseguita la disponibilità dei seguenti spazi, indispensabili per il corretto completamento dell’accorpamento del tribunale nella sede unica:
il lotto attualmente in corso di ristrutturazione con il recupero di un ulteriore piano (terzo) nella parte già ristrutturata, e di una palazzina (exdetenuti semiliberi nel vecchio carcere circondariale), pure ricompresa nell’area del tribunale (attualmente sub iudice, essendo pendente ricorso al T.A.R. Lombardia) (cosiddetto lotto II);
il lotto (comprensivo delle rimesse sotterranee e della parte nuova o «scheletro», già eretto e destinato ad accogliere aule d’udienza ed uffici), a suo tempo incluso nel Io lotto di lavori (lotto III);
– il lotto III è stato inizialmente interamente finanziato (con un impegno di spesa pari a complessive lire 9.130.000.000, equivalenti ad euro 4.715.251,49), ma i lavori sono stati di fatto sospesi nel periodo tra il 2011 ed il 2012 a causa del fallimento dell’impresa aggiudicataria; per il completamento del lotto occorrerebbe, secondo le migliori stime effettuate, una somma pari a circa euro 1.500.000 (inclusi gli arredi, dotazioni, cablatura, e altro);
è assolutamente indispensabile, per il completamento di questo cosiddetto lotto III, che vengano messi nuovamente a disposizione i finanziamenti all’epoca impegnati e mai utilizzati, per un importo pari ad almeno euro 1.500.000,00 – posizione finanziamento alla Cassa depositi e prestiti 445004000 –:
quali iniziative i Ministri interrogati intendano assumere per rendere disponibile la somma di euro 1.500.000,00 necessaria per il completamento del III lotto e consentire al tribunale di Pavia di completare il processo di accorpamento.
(5-03391)

Atto Camera
Risposta scritta pubblicata Giovedì 9 ottobre 2014
  nell'allegato al bollettino in Commissione II (Giustizia)
  5-03391

Con riferimento alla interrogazione in oggetto, volta a conoscere quali iniziative i Ministri della giustizia e dell’economia e finanze intendano assumere per rendere disponibile la somma di euro 1.500.000,00 necessaria per il completamento del terzo lotto dei lavori che interessano il Tribunale di Pavia così da consentire il processo di accorpamento dei Tribunali soppressi di Vigevano, Voghera e della sezione di Abbiategrasso, per quanto di stretta competenza, si rappresenta quanto segue.
Dalle informazioni assunte presso la competente articolazione ministeriale consta come la maggior parte degli uffici giudiziari di Pavia siano ubicati presso il Palazzo di Giustizia, edificio del ’700 di proprietà demaniale, sito in Piazza Tribunale n. 1. L’Ufficio del Giudice di Pace, gli Uffici Volontaria Giurisdizione, Giudice Tutelare, e Recupero Crediti e Spese di Giustizia sono allocati, invece, in un immobile di proprietà privata sito in Via Luigi Porta n. 14.
Per quanto riguarda il Palazzo di Giustizia, l’edificio – di vetusta realizzazione – è stato interessato nel tempo da consistenti interventi di ristrutturazione, ampliamento ed adeguamento secondo il progetto definitivo, approvato con delibera di Giunta Comunale n. 197 del 6 agosto 2003, ed a cura del Provveditorato Regionale alle Opere Pubbliche di Milano.
I predetti interventi sono stati finanziati attraverso un mutuo contratto con la Cassa Depositi e Prestiti che – in data 28 gennaio 2004 – ha concesso al comune di Pavia un prestito di importo pari a euro 10.845.594,88 – posizione n. 4450040/00 – con oneri di ammortamento a carico del bilancio dello Stato.
Il predetto finanziamento è stato erogato in favore del comune di Pavia in più soluzioni, nel periodo 2005-2014, per un importo complessivo pari ad euro 10.621.448,65 sulla base della documentazione giustificativa di spesa prodotta dall’Ente locale. L’ultima erogazione è avvenuta nel mese di maggio 2014, mentre l’importo ancora da erogare, a valere sul prestito sopra indicato – che risulta in regolare ammortamento – ammonta, alla data odierna, ad euro 224.146,23.
I programmati interventi sono stati, tuttavia, interrotti anticipatamente per il fallimento dell’impresa aggiudicataria.
Nel corso dell’anno 2010, il Provveditorato alle OO.PP. per la Lombardia e la Liguria aveva trasmesso una perizia di variante dei lavori di ristrutturazione ed ampliamento del Palazzo di Giustizia e dell’ex Casa Circondariale di Pavia (attigua al Palazzo), con previsione di una ulteriore spesa per euro 7.705,740,87, oltre alla somma già stanziata.
In considerazione della necessità di spazi ulteriori in seguito all’accorpamento dei Tribunali di Vigevano e Voghera, nonché della sezione distaccata di Abbiategrasso, la competente Direzione Generale ha impegnato, nell’anno 20123, la somma di euro 5.000.000,00 sul capitolo 7200 PG3 di questo Ministero (fondo opere: spese per l’acquisto e l’installazione di opere prefabbricate, nonché per l’acquisto, l’ampliamento, la ristrutturazione, il restauro e la manutenzione straordinaria di immobili) al fine di poter completare le opere attraverso l’acquisizione dell’ex carcere e la realizzazione di una nuova ala.
Il Provveditorato ha suddiviso i lavori in tre lotti con relativi tre distinti appalti:
1) Lavori di messa in sicurezza delle nuove aule penali e dell’edificio sito in corso Cavour, nell’ambito delle opere di ampliamento e messa a norma presso il Palazzo di Giustizia di Pavia per euro 1.650.000,00;
2) Lavori di completamento nell’edificio ex Colombina su via Gambini e ex semiliberi su via Porta Manca nell’ambito delle opere di ampliamento e messa a norma presso il Palazzo di Giustizia di Pavia per euro 1.600.000,00;
3) Lavori di completamento delle autorimesse, della centrale termica e di sistemazione delle aree di pertinenza esterne nell’ambito delle opere di ampliamento e messa a norma presso il Palazzo di Giustizia di Pavia per euro 1.750.000,00.

Allo stato, i lavori sono regolarmente in corso, ad eccezione delle opere relative al terzo lotto, la cui realizzazione è attualmente sospesa in seguito a ricorso al TAR di un partecipante alla gara d’appalto, come riferito dal Provveditorato alle opere pubbliche della Lombardia; ricorso che, pertanto, va tenuto distinto da quello che l’interrogante ascriverebbe al secondo lotto di lavori. Si è in attesa della pronunzia del Consiglio di Stato per la prosecuzione di detti lavori.
Non è, pertanto, rispondente al vero quanto rappresentato dall’interrogante in ordine alla necessità di un rifinanziamento da parte della Cassa Depositi e Prestiti per il completamento del terzo lotto, per la ulteriore somma di euro 1.500.000,00: le somme inizialmente stanziate attraverso il finanziamento della Cassa Depositi e Prestiti sono state, difatti, tutte utilizzate, mentre quelle necessarie per il completamento del terzo lotto sono state più recentemente erogate da questo Ministero in favore del Provveditorato interregionale territorialmente competente mediante ricorso al capitolo 7200, e per l’importo complessivo di euro 1.750.000,00, trattandosi oltretutto di interventi strutturali su edificio demaniale.
Ulteriore fabbisogno finanziario potrebbe essere soddisfatto attraverso nuova assegnazione di somme iscritte sul medesimo capitolo di bilancio, non dovendosi, perciò, ricorrere nuovamente alla Cassa Depositi e Prestiti che, peraltro, non dispone di ulteriori fondi da destinare al Ministero della giustizia.
Il Provveditorato interregionale per le opere pubbliche – anche previa iniziativa della competente Commissione di manutenzione – dovrà, pertanto, segnalare gli interventi da eseguire per il completamento del terzo lotto così da consentire a questo Ministero la individuazione e quantificazione dei fondi da assegnare per la ultimazione dei lavori nell’ambito della programmazione pluriennale degli interventi.

 

Fondazione Maugeri, ricerca da tutelare. La mia interrogazione

 

Atto Camera
Interrogazione a risposta in commissione 5-03642
presentato da
SCUVERA Chiara
testo di
Mercoledì 24 settembre 2014, seduta n. 297

SCUVERA e FERRARI. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
la Fondazione Maugeri, Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico (IRCCS), è un istituto di diritto privato riconosciuto come eccellenza ed equiparato ai policlinici universitari e alle aziende ospedaliere che consta di 21 istituti distribuiti sul territorio nazionale, di cui la maggior parte in Lombardia;
la suddetta Fondazione, che eroga attività assistenziale e fa ricerca scientifica, anche grazie ai finanziamenti delle regioni e del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, occupa più di 3.500 dipendenti, oltre ad avvalersi di ditte esterne, con il conseguente indotto in termini occupazionali;
i bilanci della Fondazione Maugeri mostrano da qualche anno forti criticità, nei mesi scorsi il Consiglio d’amministrazione ha annunciato che le azioni per riportare il conto economico in equilibrio non prevedono esuberi, ma, fra le altre misure, la disdetta a partire dal 1o ottobre 2014 del contratto di lavoro pubblico attualmente in vigore, per sostituirlo con quello privato (Aiop), con conseguenti questioni aperte per il personale;
l’istituto ha un ruolo importante non solo nella ospedalità lombarda, ma anche nella ricerca nazionale, trattandosi di un Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico –:
quali iniziative, per quanto di competenza, il Ministro intenda assumere per non pregiudicare il lavoro di ricerca dell’IRCSS, Fondazione Maugeri, e se, in particolare, intenda aprire un confronto con la regione Lombardia. (5-03642)

 

Congedo parentale per genitori migranti. Il mio OdG

ATTO CAMERA
ODG IN ASSEMBLEA SU P.D.L. 9/02660-A/107
Dati di presentazione dell’atto Legislatura: 17
Seduta di annuncio: 338 del 25/11/2014
Firmatari Primo firmatario: SCUVERA CHIARA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 25/11/2014
Elenco dei co-firmatari dell’atto
Nominativo co-firmatario
GruppoData firmaAMODDIO SOFIAPARTITO DEMOCRATICO25/11/2014

Stato iter:
IN CORSO

Atto Camera
Ordine del Giorno 9/02660-A/107
presentato da
SCUVERA Chiara
testo di
Martedì 25 novembre 2014, seduta n. 338

La Camera,
premesso che:
la migrazione dei bambini e degli adolescenti reca in sé una particolare vulnerabilità. Drammatica, in particolare, è la condizione dei bambini e degli adolescenti soli, come i minori stranieri non accompagnati e i cosiddetti «orfani bianchi» (children left behind);
questi ultimi sono i minorenni rimasti nel Paese di origine mentre uno o entrambi i genitori sono migrati per necessità di reddito, alla ricerca di un lavoro, per una vita migliore anche per i propri figli;
questi orfani della migrazione sono affidati alle cure di terzi (nonni, parenti, vicini). Il problema è grave anche nell’Unione europea. In Romania, secondo le stime dell’UNICEF – Alternative sociale association, questi bambini o adolescenti soli sarebbero circa 350,000 – ossia il 7 per cento della popolazione tra 0 e 18 anni di età – di cui 157.000 con il solo padre all’estero, 67.000 con la sola madre e circa 126.000 con entrambi i genitori all’estero;
in Italia l’articolo 29 del testo unico di cui al decreto legislativo n. 286 del 1998 prevede il diritto al ricongiungimento familiare, ottenuto il quale il minore arriva nel Paese senza che esistano norme che consentano ai suoi genitori di accompagnarlo nel processo di integrazione;
manca, per esempio, la previsione di un congedo dal lavoro per motivi di ricongiungimento familiare simile a quello contemplato in caso di adozione o di affidamento dal testo unico di cui al decreto legislativo n. 151 del 2001 e dalla circolare n. 16/2008 dell’Istituto nazionale della previdenza sociale;
varie associazioni di donne immigrate suggeriscono il congedo come fondamentale rimedio per ricostruire il rapporto genitore-figlio dopo una lunga separazione, per consentire al bambino di integrarsi, adattarsi alle nuove condizioni di vita e superare i sentimenti di perdita e di sradicamento che conseguono al viaggio. I minori immigrati infatti, cambiano Paese, cultura familiare, scuola e lingua. Sono viaggiatori non per scelta, rappresentano una génération involontaire, come l’ha definita Tahar Ben Jelloun, che negli ultimi anni in Europa è cresciuta notevolmente; secondo i dati del Ministero dell’interno, nel 2012 sono state presentate 63.779 domande di ricongiungimento familiare per un totale di 90.826 familiari da ricongiungere (una media di 1,42 familiari per domanda). Di queste solo 400 (lo 0,6 per cento) riguardavano familiari al seguito di uno straniero entrante in Italia, mentre la quasi totalità, il 99,4 per cento, riguardava il ricongiungimento di familiari residenti all’estero;
il 47 per cento dei familiari di cui si richiede il ricongiungimento è costituito da figli dei richiedenti e, tra questi, i minori di 18 anni rappresentano il 38 per cento del totale;
l’articolo 28, comma 1, del testo unico di cui al decreto legislativo n. 286 del 1998 riconosce agli stranieri titolari di permesso o carta di soggiorno il diritto a mantenere o a riacquistare l’unità familiare. Riconosce, altresì, al comma 3, come prioritario il superiore interesse del fanciullo in tutti i procedimenti amministrativi e giurisdizionali finalizzati a dare attuazione al diritto all’unità familiare e riguardanti i minori;
per rendere effettivo il diritto al ricongiungimento disciplinato dall’articolo 29 del medesimo testo unico è necessario introdurre nell’ordinamento il diritto al congedo parentale, affinché i genitori possano accompagnare il figlio nel percorso di inserimento e prevenire i costi sociali che possono derivare da emarginazione o mancata messa a frutto delle proprie capacità il Jobs act prevede l’aggiornamento delle misure di conciliazione tra vita e lavoro,

impegna il Governo

a valutare l’opportunità di prevedere una forma di congedo parentale per i genitori migranti che ottengono il ricongiungimento familiare con i propri figli minori, modificando, in tal senso, l’articolo 28 del decreto legislativo n. 286 del 1998, per rendere più efficaci le politiche di integrazione anche nella scuola e sul lavoro.
9/2660-A/107. Scuvera, Amoddio.

 

Maltempo a Pavia. La mia interrogazione

Atto Camera

Interrogazione a risposta in commissione 5-04125

presentato da

SCUVERA Chiara

testo di

Martedì 25 novembre 2014, seduta n. 338

  SCUVERA. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti . — Per sapere – premesso che:
nella provincia di Pavia, a causa degli eventi alluvionali degli scorsi 15 e 16 novembre, sono stati riscontrati gravi danni alla viabilità e agli edifici scolastici e istituzionali del territorio;
i danni e il conseguente grave disagio causato dall’alluvione vanno a sommarsi alla pregressa condizione di compromissione della viabilità e della sicurezza del territorio della provincia pavese dovuta alle condizioni in cui versano da anni i viadotti e i ponti che collegano l’Oltrepò, Pavia e Milano, per i quali è necessario un intervento di manutenzione straordinaria e, con riferimento al ponte della Becca, da anni chiuso al traffico pesante per ragioni di sicurezza e per il quale le condizioni strutturali ne impediscono una ristrutturazione efficace e definitiva, la costruzione di un nuovo ponte sul fiume Po;
per il territorio pavese e, di conseguenza, per tutta la regione Lombardia, il ripristino di una corretta viabilità e il risanamento degli edifici scolastici ed istituzionali devono marciare di pari passo per poter garantire sia la sicurezza del territorio, sia il contenimento del danno economico dovuto alla annosa e disastrosa condizione della viabilità –:
se il Governo sia a conoscenza della grave situazione infrastrutturale pubblica pregressa del territorio pavese, aggravata dalle ultime esondazioni;
quale sia il piano di emergenza che il Governo intenda applicare per risanare la viabilità e la sicurezza nella, provincia pavese e se i Ministri non ritengano necessario includervi l’intervento di riqualificazione dei viadotti e dei ponti che collegano l’Oltrepò con Pavia e Milano (5-04125)

 

La mia interrogazione su Guala Closures Group

 

Atto Camera

Interrogazione a risposta in commissione 5-03329

presentato da

SCUVERA Chiara

testo presentato

Giovedì 24 luglio 2014

modificato

Mercoledì 30 luglio 2014, seduta n. 275

  SCUVERA. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
dagli organi di stampa si apprende che i 135 lavoratori dello stabilimento Guala Closures Group di Torre d’Isola, in provincia di Pavia, multinazionale italiana leader nella produzione di chiusure per bevande alcoliche, nei giorni scorsi hanno appreso dell’imminente chiusura dello stabilimento pavese nonché della risoluzione del loro rapporto di lavoro entro i termini del preavviso contrattuale, cioè da metà settembre, mentre è stata avviata la procedura di mobilità;
la motivazione addotta da Guala Closures Group risiede nella mancata redditività del sito secondo le attese e non in uno stato di crisi dell’azienda locale;
l’azienda ha comunicato altresì la volontà di delocalizzare l’impianto in Polonia, dove il costo dei lavoro è minore, e ha dichiarato in una nota stampa che prevede di poter offrire occupazione ad un numero significativo di persone presso altri siti produttivi;
dopo aver appreso la notizia della chiusura di Guala Closures Group pavese, i lavoratori hanno occupato la fabbrica con un presidio permanente volto ad evitare che l’azienda smantelli lo stabilimento a partire dai macchinari;
presso la prefettura di Pavia è stato aperto un tavolo di crisi con le istituzioni locali, le organizzazioni sindacali e l’azienda, ma al primo incontro il responsabile delle risorse umane ha confermato l’intenzione di chiudere lo stabilimento e di continuare con la procedura di mobilità, con la possibilità di ricollocare parte dei lavoratori di Torre d’Isola in altri stabilimenti, in Italia come all’estero –:
se il Ministro sia al corrente di cosa sta accadendo al Guala Closures Group di Torre d’Isola, come intenda affrontare questa ennesima crisi occupazionale che vede altri 135 disoccupati ingrossare le fila dei licenziati nel territorio pavese, su cui gravano anche altre crisi, come Maugeri, e se non ritenga necessario convocare un tavolo ministeriale che accompagni e agevoli la trattativa tra le parti sociali e i vertici dell’azienda nella direzione della tutela di tutti i posti di lavoro e dell’insediamento produttivo. (5-03329)

 

 

Ponti di Pavia. Un’interrogazione sulla riqualificazione delle infrastrutture

 

Atto Camera

Interrogazione a risposta in commissione 5-02598

presentato da

SCUVERA Chiara

testo di

Mercoledì 9 aprile 2014, seduta n. 208

  SCUVERA e FERRARI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell’economia e delle finanze . — Per sapere – premesso che:
i ponti della provincia di Pavia che collegano l’Oltrepò, Pavia e Milano versano in condizioni tali da compromettere la corretta viabilità e necessitano di una manutenzione straordinaria;
tale situazione è particolarmente grave con riferimento al ponte della Becca, attualmente chiuso al traffico pesante per ragioni di sicurezza, con conseguenti disagi per la popolazione ed evidenti danni all’economia locale, per il rallentamento dei traffici;
la provincia di Pavia, al fine di limitare i disagi degli utilizzatori dei mezzi del trasporto pubblico per l’attraversamento del Po e ora costretti ad utilizzare il treno in alternativa all’autobus, si fa carico in alcuni casi di far fronte al problema valutando un sistema di rimborsi da erogare ai cittadini, in attesa di una risposta concreta dalla regione e dallo Stato;
un collegamento funzionale ed efficace tra l’Oltrepò, Pavia e Milano è prioritario per il territorio pavese e per la regione tutta, sia sotto il profilo viabilistico che sotto quello economico;
il completo ripristino della viabilità nel territorio pavese deve passare necessariamente per la manutenzione straordinaria di ponti e viadotti e per la costruzione di un nuovo ponte sul fiume Po, dal momento che quello della Becca versa in condizioni strutturali che ne impediscono una ristrutturazione efficace e definitiva;
i fondi destinati al recupero della viabilità nella provincia pavese non sono sufficienti a coprire le spese per le succitate opere infrastrutturali, mentre per l’opera autostradale Broni-Mortara, osteggiata dalla popolazione e dalle amministrazioni locali, nonché a parere di vari esperti inutile e dannosa, si preventivano importanti investimenti –:
quali iniziative il Governo per quanto di proprie competenze abbia messo o abbia in programma di mettere in atto per riqualificare il sistema infrastrutturale pavese, far si che la viabilità sul fiume Po venga ripristinata in modo completo, efficace e definitivo e che la sicurezza dei cittadini che percorrono i ponti di collegamento tra l’Oltrepò, Pavia e Milano venga salvaguardata. (5-02598)

 

 

La mia interrogazione sulla discarica di Ferrera Erbognone

Atto Camera

Interrogazione a risposta in commissione 5-02813

presentato da

SCUVERA Chiara

testo di

Giovedì 15 maggio 2014, seduta n. 229

  SCUVERA e BRAGA. — Al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare . — Per sapere – premesso che:
il 17 marzo 2014 la regione Lombardia ha approvato il decreto di compatibilità ambientale per la discarica di amianto-cemento di Ferrera Erbognone, in provincia di Pavia, la cui realizzazione è osteggiata dalia popolazione e per la quale varie amministrazioni locali si sono dichiarate fortemente contrarie;
tale contrarietà è determinata dalla condizione che la discarica progettata è localizzata in un’area già fortemente compromessa dal punto di vista del rischio industriale e dell’inquinamento ambientale essendo ubicata a pochi metri dalia raffineria ENI di Sannazzaro de’Burgondi, stabilimento a rischio di incidente rilevante (RIR) e dall’inceneritore di Parona, oltre ad avere la presenza di un ossigenodotto, un gasdotto e un oleodotto che definiscono i confini di scavo della futura discarica;
l’area in questione è un territorio a forte vocazione agricola in particolare ad uso seminativo irriguo e quindi vocata alla coltivazione del riso, condizione ritenuta escludente dal piano di gestione dei rifiuti ed è interessata da un significativo numero di colture biologiche; che risultano numerosi i corsi d’acqua e la falda acquifera è soggetta a un livello non naturale dato da un costante e significativo emungimento da parte della vicina raffineria e delle relative operazioni di bonifica;
sulla rete stradale presente nell’area transitano anche mezzi che trasportano sostanze pericolose e infiammabili diretti e in partenza dagli stabilimenti a rischio di incidente rilevante e che tali transiti sono stati già causa di una serie di incidenti, pertanto la localizzazione della discarica appesantirebbe il traffico veicolare aggravando ulteriormente la situazione di rischio per il sistema infrastrutturale e per la popolazione;
la realizzazione della discarica di cemento amianto aggraverebbe ulteriormente lo stato di vulnerabilità ambientale contravvenendo a quei «principio di precauzione» cui devono ispirarsi le autorità locali nei programmare l’espansione e la realizzazione di nuove attività antropiche ad elevato impatto ambientale;
il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare si è recentemente espresso in occasione di ampliamenti di attività già presenti nell’area imponendo interventi di mitigazione/compensazione ambientale al fine di proteggere il territorio da una ulteriore grave compromissione dello stesso da parte di attività antropiche;
la normativa della regione Lombardia che regolamenta la materia dei rifiuti contenti cemento-amianto e delle discariche monodedicate per il loro smaltimento nel territorio, prevede deroghe che riducono le condizioni di sicurezza rispetto alla normativa nazionale;
con la delibera di giunta della regione Lombardia n. 8/1266 dei 30 novembre 2005 sono state emanate le «Linee guida per la realizzazione e la gestione delle discariche per rifiuti costituiti da materiale da costruzione contenenti amianto» che fissano le caratteristiche costruttive minime per questo tipo di discariche, ai sensi dell’articolo 6, comma 6, lettera c), applicando una deroga puntuale alla generalità dei casi. Queste linee guida introducono deroghe significative alle caratteristiche di permeabilità e spessore dei terreni previste dal decreto legislativo n. 36 del 2003 ai punti 2.4.2 e 2.4.3 dell’All. 1; inoltre elimina la necessità del rivestimento impermeabile del fondo e delle sponde della discarica;
la risoluzione del Parlamento europeo del 14 marzo 2013 sulle minacce per la salute sul luogo di lavoro legate all’amianto e le prospettive di eliminazione di tutto l’amianto esistente (2012/2065(INI) «invita la Commissione a promuovere in tutto il territorio dell’Unione la realizzazione di centri di trattamento e inertizzazione dei rifiuti contenenti amianto, prevedendo la graduale cessazione di ogni conferimento in discarica di questi rifiuti»;
al punto 33 la risoluzione recita: «invita la Commissione e gli Stati membri a rafforzare i controlli necessari per imporre a tutte le parti interessate, in particolare ai soggetti coinvolti nel trattamento dei rifiuti di amianto nelle discariche, il rispetto di tutte le disposizioni in materia di salute di cui alla direttiva 2009/148/CE, e a garantire che qualsiasi rifiuto contenente amianto, indipendentemente dal contenuto di fibre, sia classificato come rifiuto pericoloso ai sensi della decisione 2000/532/CE aggiornata; sottolinea che tali rifiuti devono essere smaltiti esclusivamente in specifiche discariche per rifiuti pericolosi, in conformità della direttiva 1999/31/CE, o, previa autorizzazione, essere trattati in appositi impianti, testati e sicuri, di trattamento e inertizzazione, e che la popolazione interessata deve essere informata al riguardo –:
se il Ministro interrogato ritenga opportuno acquisire elementi in merito alla realizzazione degli interventi di mitigazione e compensazione ambientale e si intenda in particolare verificare se la realizzazione di quanto descritto in premessa sia compatibile con le prescrizioni del Ministero. (5-02813)

Contrasto alla povertà e al disagio sociale. Il mio OdG

 

ATTO CAMERA

ODG IN ASSEMBLEA SU P.D.L. 9/02012-A/001

Dati di presentazione dell’atto

Legislatura: 17

Seduta di annuncio: 193 del 19/03/2014

Firmatari

Primo firmatario: SCUVERA CHIARA 
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 19/03/2014

Fasi iter:

ACCOLTO IL 19/03/2014

PARERE GOVERNO IL 19/03/2014

RINUNCIA ALLA VOTAZIONE IL 19/03/2014

CONCLUSO IL 19/03/2014

Atto Camera

Ordine del Giorno 9/02012-A/001

presentato da

SCUVERA Chiara

testo di

Mercoledì 19 marzo 2014, seduta n. 193

  La Camera,
premesso che:
l’Atto Camera 2012 «Conversione in legge, del decreto-legge n. 4 del 2014 recante disposizioni urgenti in materia tributaria contributiva e di rinvio di termini relativi ad adempimenti tributari e contributivi», all’articolo 2, comma 1, lettera a), abroga i commi 575 e 576 dell’articolo 1 della Legge di stabilità per il 2014;
i commi abrogati prevedevano che entro il 31 gennaio 2014 avrebbero dovuto essere adottati provvedimenti normativi di razionalizzazione delle detrazioni per oneri di cui all’articolo 15 del testo unico delle imposte sui redditi (TUIR), al fine di assicurare maggiori entrate per 488,4 milioni di euro per l’anno 2014, 772,8 milioni per il 2015 e 564,7 milioni a decorrere dal 2016, e che inoltre il medesimo comma stabiliva che nell’adozione dei provvedimenti di razionalizzazione si sarebbe dovuto tenere conto dell’esigenza di tutelare i soggetti invalidi, disabili o non autosufficienti;
ai sensi del comma 2 del medesimo articolo, agli oneri derivanti dalla soppressione dei predetti commi 575 e 576 si provvede mediante i risparmi di spesa che conseguiranno agli interventi correttivi di spending review, nelle more dei quali il comma 428 della Legge di stabilità 2014 disponeva la costituzione di accantonamenti indisponibili sulle spese rimodulabili delle missioni di spesa di ciascun Ministero;
al medesimo fine della copertura dei suddetti oneri, la lettera c) del comma 1 dell’articolo 2 del decreto-legge in esame modifica in aumento l’entità degli accantonamenti indisponibili per un importo pari a 710 milioni di euro per il 2014, 772,8 per il 2015 e 564,7 a decorrere dal 2016;
le somme nel complesso accantonate saranno ripartite tra i vari Ministeri secondo la tabella allegata al decreto-legge in oggetto, che vede interessati sia il Ministero del lavoro e delle politiche sociali in misura maggiore sia il Ministero della salute, per un importo inferiore,

impegna il Governo

a far sì che il suddetto aumento degli obiettivi di risparmio di spesa dei Ministeri non incida sulle risorse destinate ad interventi in favore di categorie di soggetti deboli, quali persone anziane, minori, disabili, invalide o non autosufficienti nonché per il contrasto alla povertà o ad ogni altra forma di disagio sociale.
9/2012-A/1. Scuvera, Lenzi, Beni, Burtone, D’Incecco, Grassi, Iori, Fossati, Patriarca, Sbrollini, Piccione, Capone.

Ecco la risposta del Governo su Merck

Ieri il governo ha risposto – come potete leggere più giù – alla mia interrogazione sullo stabilimento pavese della multinazionale farmaceutica Merck.
Mi riterrò soddisfatta quando il tavolo verrà effettivamente convocato, dato che un tavolo sul tema era stato già previsto per il 19 novembre scorso, ma non si è tenuto. Pavia deve mantenere questa realtà produttiva, vista la desertificazione industriale subita negli anni e visto soprattutto il livello di eccellenza della produzione dell’azienda in questione. Si convochi dunque presto il tavolo MISE e la proprietà ci dia notizie sull’acquirente.

Ecco la risposta:

INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE IN X COMMISSIONE CAMERA

  1. LE  SCUVERA  N. 5.01970

 

ELEMENTI DI RISPOSTA

L’atto di sindacato ispettivo di cui si discute, verte sulla chiusura dello stabilimento di Pavia della multinazionale farmaceutica Merck.  Il Ministero dello sviluppo economico sta seguendo assiduamente le problematiche relative alla riorganizzazione di Sharp Merck & Dome (MSD) e, più recentemente, della annunciata chiusura delle produzioni presso lo stabilimento di Pavia, dove sono ancora occupate circa 200 persone.

Com’è noto, i Rappresentanti dell’azienda hanno dichiarato la decisione della Casa Madre di chiudere il sito di Pavia entro il 31 dicembre 2014 ed illustrato le ragioni della scelta, quale parte integrante di un processo di consolidamento a livello globale del network produttivo, non legata agli standard dello stabilimento in questione. Decisioni analoghe sono state già annunciate in Paesi emergenti (Brasile, Giappone, Messico, Cina, Singapore), in Europa (Portogallo, Spagna, Francia e, recentemente, Paesi Bassi e Irlanda) e negli stessi Stati Uniti.

I Rappresentanti dell’azienda hanno confermato l’impegno da parte di MSD ad individuare un potenziale investitore che subentri nel citato sito di Pavia, affidandone il compito ad un advisor, al fine di garantire la continuità produttiva e salvaguardando nella maggiore misura possibile i livelli occupazionali.

L’annuncio recente dell’esistenza di un acquirente per lo stabilimento non è, tuttavia, stato confermato.

Il Ministero sta sollecitando la Direzione aziendale a fornire ogni utile informazione sullo stato di avanzamento della ricerca di nuovi imprenditori. Non essendo ancora fornito alcun ragguaglio, si è inteso calendarizzare  per le prossime settimane nuovamente la convocazione del tavolo di confronto aperto da tempo presso il MiSE.

 

Merck, una nuova interrogazione

Il 23 gennaio ho presentato un altro atto di sindacato ispettivo indirizzato al Ministro dello Sviluppo economico circa la mancata convocazione del tavolo ministeriale su Merck, saltato il 19 novembre scorso e mai ricalendarizzato, soprattutto alla luce di quanto sta accadendo allo stabilimento pavese, dove si sta avviando la procedura di cassa integrazione. Di seguito il testo

Atto Camera
Interrogazione a risposta in commissione 5-01970
presentato da
SCUVERA Chiara
testo di
Giovedì 23 gennaio 2014, seduta n. 158

SCUVERA e BENAMATI. — Al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:
la multinazionale farmaceutica Merck aveva annunciato, il 6 giugno 2013, la chiusura dello stabilimento produttivo di Pavia entro il 31 dicembre 2014, come avvio di uscita definitiva dal territorio nazionale:
il Ministero dello sviluppo economico ha attivato un tavolo istituzionale per gestire la conseguente crisi occupazionale che coinvolgerebbe circa 270 lavoratori dipendenti e 150 dell’indotto;
con interrogazione n. 5/01291 del 25 ottobre 2013 seduta n. 105 si chiedeva «quali ulteriori iniziative politiche, per quanto di competenza, il Ministro intenda assumere per evitare che il nostro Paese venga privato di una realtà strategica quale quella rappresentata da Merck; il Ministero dello sviluppo economico aveva preannunciato una seduta del suddetto tavolo per lo scorso 19 novembre 2013, tavolo che non ha avuto luogo, neanche in dicembre;
la suddetta azienda farmaceutica, come riportato da organi di stampa, sta in questi giorni avviando la procedura di dismissione dello stabilimento pavese con conseguente messa in cassa integrazione di 90 lavoratori;
va tenuto conto della strategicità del settore farmaceutico in Italia, trainante anche rispetto alla ripresa industriale evidenziata dagli ultimi dati –:
quali siano le ragioni che hanno impedito fino ad ora la convocazione del tavolo, se il Ministro intenda convocarlo al più presto e quali iniziative abbia in programma su questa importante vertenza aziendale. (5-01970)

 

Una interrogazione sull’esclusione di bimbi dalle mense scolastiche

In seguito ai casi di esclusione di minori dalla refezione scolastica, di cui quello di Vigevano il più clamoroso, ho presentato un’interrogazione in Commissione al Ministro per gli affari regionali e le autonomie chiedendo l’avvio di un monitoraggio per verificare se siano garantiti in modo uniforme su tutto il territorio nazionale i diritti civili e sociali dei minori. Qui il testo dell’interrogazione e la risposta del ministro Delrio.

 

Multinazionale farmaceutica Merck. La mia interrogazione

A seguito delle comunicazioni della multinazionale farmaceutica americana circa lo spostamento di volumi produttivi dallo stabilimento di Pavia e l’avvio di procedura di mobilità per 230 lavoratori tra informatori scientifici e impiegati della sede centrale, ho presentato un’interrogazione in Commissione per le Attività produttive per chiedere al Ministro dello Sviluppo economico quali iniziative politiche intenda assumere per evitare che il nostro Paese venga privato di una realtà strategica come quella rappresentata dalla Merck

 

Fondo nazionale per l’infanzia e l’adolescenza. Il mio Odg per il ripristino

ATTO CAMERA

ODG IN ASSEMBLEA SU P.D.L. 9/01865-A/224

Dati di presentazione dell’atto

Legislatura: 17

Seduta di annuncio: 142 del 20/12/2013

Firmatari

Primo firmatario: SCUVERA CHIARA 
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 20/12/2013

Fasi iter:

ACCOLTO IL 20/12/2013

PARERE GOVERNO IL 20/12/2013

RINUNCIA ALLA VOTAZIONE IL 20/12/2013

CONCLUSO IL 20/12/2013

Atto Camera

Ordine del Giorno 9/01865-A/224

presentato da

SCUVERA Chiara

testo di

Venerdì 20 dicembre 2013, seduta n. 142

  La Camera,
premesso che:
il 19 novembre 2013 la Camera ha approvato una mozione contro la povertà infantile, con cui si impegna il Governo a diverse azioni che agiscono su varie dimensioni, tra cui il rifinanziamento del Fondo infanzia e adolescenza previsto dall’articolo 1 della legge 285 del 1997;
il comma 1 di tale norma ha istituito, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, il Fondo nazionale per l’infanzia e l’adolescenza, finalizzato alla realizzazione di interventi a livello nazionale, regionale e locale per favorire la promozione dei diritti, la qualità della vita, lo sviluppo, la realizzazione individuale e la socializzazione dell’infanzia e dell’adolescenza, privilegiando l’ambiente ad esse più confacente ovvero la famiglia naturale, adottiva o affidataria, in attuazione dei principi della Convenzione sui diritti del fanciullo resa esecutiva ai sensi della legge 27 maggio 1991. n. 176. e degli articoli 1 e 5 della legge 5 febbraio 1992, n. 104;
il comma 2 della medesima norma riserva una quota pari al 30 per cento delle risorse del suddetto Fondo al finanziamento di interventi da realizzare nei comuni di Venezia. Milano, Torino, Genova, Bologna, Firenze. Roma. Napoli. Bari. Brindisi, Taranto. Reggio Calabria, Catania, Palermo e Cagliari;
negli anni il Fondo è stato progressivamente ridotto arrivando nel 2013 alla consistenza di 28,688 milioni di euro, stanziamento confermato nella legge di stabilità 2014;
la commissione Bilancio ha approvalo un emendamento del relatore che ha incrementato il Fondo di euro 2 milioni, portandolo a 30,688 milioni di euro (si rileva che tale emendamento ha assorbito emendamenti della Commissione XII e del Partito democratico con cui si chiedeva l’incremento del Fondo dai 12 ai 15 milioni di euro);
tale incremento non può considerarsi esaustivo per il completo ripristino del Fondo, che dovrebbe riportarsi alla somma di euro 40 milioni;

impegna il Governo

a valutare l’opportunità di disporre ulteriori stanziamenti, anche con provvedimenti successivi alla Legge di stabilità, per il completo ripristino del Fondo nazionale per l’infanzia e l’adolescenza di cui all’articolo 1 della legge n. 285 del 1997 9/1865-A/224. Scuvera, Lenzi, Murer, Patriarca, Biondelli, Burtone, Fossati, Beni, Bellanova, Iori, Casati, Grassi, Amato, Capone, Sbrollini, Zampa, D’Incecco, Miotto, Mariano, Antezza.

 

Il mio OdG sugli insoluti nelle mense scolastiche 

 

ATTO CAMERA

ODG IN ASSEMBLEA SU P.D.L. 9/01574-A/063

Dati di presentazione dell’atto

Legislatura: 17

Seduta di annuncio: 109 del 31/10/2013

Firmatari

Primo firmatario: SCUVERA CHIARA 
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 31/10/2013

Fasi iter:

ACCOLTO COME RACCOMANDAZIONE IL 31/10/2013

PARERE GOVERNO IL 31/10/2013

RINUNCIA ALLA VOTAZIONE IL 31/10/2013

CONCLUSO IL 31/10/2013

Atto Camera

Ordine del Giorno 9/01574-A/063

presentato da

SCUVERA Chiara

testo di

Giovedì 31 ottobre 2013, seduta n. 109

  La Camera,
premesso che:
sul territorio nazionale si sono verificati diversi casi di esclusione da parte dei comuni dei minori dai servizi di ristorazione scolastica, a causa della morosità delle famiglie (il caso più eclatante si è verificato nel comune di Vigevano che ha visto l’esclusione nell’anno scolastico 2013-2014 di ben 400 bambini e nell’anno scolastico 2012-2103 di 150 bambini, circa la metà dei quali (84) fino all’anno scolastico precedente aveva avuto diritto alla gratuità della mensa: in tal caso, addirittura, sono stati allestiti appositi locali, riservati ai bambini esclusi, in cui poter consumare un panino e niente di riscaldato, tant’è che ancora oggi si parla di classi «ghetto»);
tali situazioni di morosità sono state determinate non solo da inadempienze, ma spesso anche da indigenza, dato che in alcuni enti locali sono state abolite le fasce di esenzione precedentemente applicate tramite presentazione di Isee;
tali casi configurano delle discriminazioni in contrasto con l’articolo 3 della nostra Costituzione, nonché con l’articolo 3 della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza del 1989, ratificata dall’Italia nel 1991, secondo il quale «in ogni legge, provvedimento, iniziativa pubblica o privata e in ogni situazione problematica, l’interesse del bambino/adolescente deve avere la priorità»;
le linee nazionali di indirizzo del Ministero della salute stabiliscono che «un’alimentazione equilibrata e corretta, ma anche gradevole ed accettabile, costituisce per tutti un presupposto essenziale per il mantenimento di un buono stato di salute e, in età evolutiva, per una crescita ottimale. A scuola, una corretta alimentazione ha il compito di educare il bambino all’apprendimento di abitudini e comportamenti alimentari salutari. L’alimentazione del bambino deve essere considerata in un contesto più ampio, quale quello dell’ambiente, inteso non solo in senso fisico, ma anche socio-culturale e psicologico (…). Il menù deve essere elaborato secondo i principi di una alimentazione equilibrata dal punto di vista nutrizionale, utilizzando anche alimenti tipici al fine di insegnare ai bambini il mantenimento delle tradizioni alimentari»;
il Ministro per gli affari regionali Graziano Delrio, rispondendo all’interrogazione in Commissione 5-00854 del 6 agosto 2013, seduta n. 66, ha concordato sull’opportunità che da parte delle amministrazioni competenti siano avviate delle forme di monitoraggio per verificare che i diritti civili e sociali siano garantiti su tutto il territorio nazionale ai sensi dell’articolo 117, comma 2 lettera m) della Costituzione, con particolare riferimento ai minori, ribadendo che nessun momento della vita scolastica può diventare occasione di discriminazione tra alunni anche per motivi riconducibili alle inadempienze delle loro famiglie e che la gestione dovrebbe essere affrontata dagli enti locali e dalle società di gestione direttamente con le famiglie, attraverso le ordinarie modalità di recupero dei crediti e senza una diretta rivalsa sugli alunni (come ricordato nella circolare del 15 ottobre 2012 dell’Ufficio Scolastico Regionale per la Lombardia – Ufficio XIX – Pavia, che richiama il Documento di indirizzo per la sperimentazione dell’insegnamento di «Cittadinanza e Costituzione» del 4 marzo 2009),

impegna il Governo

a promuovere al più presto iniziative in materia di livelli essenziali delle prestazioni e, nelle more, a svolgere una forte moral suasion, anche in Conferenza Stato-regioni, per trovare, rispetto alla questione degli insoluti nelle mense scolastiche, soluzioni diverse dall’esclusione dei minori da un fondamentale momento non solo di alimentazione, ma anche di educazione e socializzazione.
9/1574-A/63. Scuvera, Sbrollini, Manzi, Moretti, Coscia, Manfredi, Malpezzi, Marchi.

Storia dell’Arte, un’interrogazione per ripristinarla nelle scuole

In alcuni bienni della scuola superiore lo studio del nostro patrimonio artistico è stato soppresso o ridotto. Ho presentato un’interrogazione al Ministro sul tema

Atto Camera
Interrogazione a risposta in commissione 5-01225
presentato da
SCUVERA Chiara
testo di
Mercoledì 16 ottobre 2013, seduta n. 98

SCUVERA, MANZI e RAMPI. — Al Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:
in applicazione dell’articolo 64, comma 4, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, con decreto ministeriale 7 ottobre 2010, n. 211, successivo al decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n. 89, l’insegnamento della storia dell’arte è stato soppresso dai programmi scolastici di alcuni bienni delle scuole medie superiori o comunque ridotto nel numero delle ore settimanali;
tale rimodulazione del monte ore determinerà un impoverimento culturale degli studenti, privandoli della conoscenza delle fondamenta del patrimonio storico-artistico del nostro Paese;
l’Italia ha un patrimonio artistico di inestimabile valore che per essere salvaguardato e rispettato necessita di essere conosciuto ed apprezzato al meglio da coloro che saranno gli adulti di domani;
è stato redatto un appello «Ripristiniamo la materia nelle scuole» a cui ha aderito anche l’associazione Anisa, l’Associazione nazionale insegnanti di storia dell’arte, e l’associazione Italia Nostra, unitamente a diverse personalità della cultura italiana –:
come il Ministro interrogato intenda ovviare al grave vuoto educativo determinato dalla riduzione del monte ore dell’insegnamento della storia dell’arte nei programmi scolastici di alcune scuole medie superiori. (5-01225)

Un’interrogazione sulla bonifica delle scuole dall’amianto

Ho presentato un’interrogazione al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca per chiedere informazioni sull’attuazione della norma presente nel Decreto del fare che prevede un fondo di 150 milioni per la bonifica degli istituti scolastici dall’amianto.

 

Un’interrogazione sulle carceri di Pavia e Voghera

Alla fine di agosto ho presentato un’interrogazione urgente alla Commissione Giustizia per avere notizie sull’ampliamento delle carceri di Pavia e Voghera. Potete leggere le mie domande e la risposta del Ministero a questo link.

Pur apprezzando la tempestività della risposta e la riferita circostanza che l’Amministrazione penitenziaria intende realizzare un progetto volto a ridisegnare l’architettura dei circuiti detentivi regionali nel senso di differenziare le strutture penitenziarie per tipologia detentiva, con riflessi positivi tanto sulle condizioni di lavoro del personale, quanto sulla vita dei detenuti, ho chiesto un’ulteriore verifica e un conseguente aumento di organico, data la peculiarità del caso.

Patto di stabilità, la risposta di Giorgetti alla mia interrogazione

Partendo dal Comune di Sannazzaro de’ Burgondi, ho presentato, insieme ad Alan Ferrari e a Mauro Guerra, un’interrogazione su patto di stabilità e contributi per opere pubbliche a titolo di mitigazione e perequazione ambientale; l’attuale configurazione del patto non consente di utilizzare questi contributi, è necessaria una diversa interpretazione o una riforma.

Di seguito la risposta del Sottosegretario Giorgetti in Commissione Bilancio:

Atto Camera
 SANNAZZARO ENI
 Risposta scritta pubblicata 
Giovedì 17 ottobre 2013
 nell'allegato al bollettino in Commissione V (Bilancio)
 5-01232

Il comune di Sannazzaro de’ Burgondi ha stipulato alcune convenzioni con il gruppo ENI SpA nelle quali, a titolo di mitigazione e perequazione ambientate, vengono messi a disposizione dei fondi per la realizzazione di opere pubbliche, che prevedono erogazioni per un importo complessivo di euro 5.500.000, parzialmente utilizzato.
Orbene, per effetto delle disposizioni di cui all’articolo 31 della legge n. 183 del 2011, l’obiettivo programmatico del patto di stabilità, essendo calcolato sulla spesa corrente media del triennio 2006-2008, risulta particolarmente atto e non permette la completa realizzazione degli interventi di mitigazione e perequazione ambientale di cui sopra.
L’interrogante chiede pertanto se non vi siano le condizioni per interpretare le vigenti norme sul patto di stabilità interno in modo da consentire di escludere dal patto di stabilità i contributi che ENI SpA deve corrispondere al comune di Sannazzaro de’ Burgondi per la realizzazione delle opere pubbliche, in particolare connesse a due progetti dell’ENI, e le relative spese.
L’interrogante chiede altresì al Governo se non ritiene di assumere iniziative, anche normative per consentire, in situazioni come quella sopra descritta, di trarre il comune fuori dalla ingiustificabile alternativa tra violare il patto e il non realizzare interventi irrinunciabili dal punto di vista della sostenibilità ambientale.
Con riguardo alla prima richiesta si fa presente che l’articolo 31 della legge n. 183 del 2011 individua un elenco tassativo di entrate e spese che possono essere escluse dal patto di stabilità interno.
Pertanto, per poter accogliere la richiesta dell’interrogante è necessario introdurre una apposita modifica normativa, che si faccia carico di individuare contestualmente le risorse destinate a coprire gli effetti peggiorativi che tale esclusione comporta sui saldi di finanza pubblica.
Con riferimento all’invito nei confronti del Governo si fa altresì presente che lo stesso legislatore ha imposto, con l’introduzione del comma 2-ter all’articolo 31 della legge n. 183 del 2011, così come previsto dal comma 5 dell’articolo 2 del decreto legge 15 ottobre 2013, n. 120, che nell’ambito della manovra di finanza pubblica e in coerenza con gli obiettivi programmatici, agli enti locali possano essere attribuiti, nell’anno 2014, spazi finanziari, a valere sul patto di stabilità interno, per incentivare gli investimenti.
Il Governo, quindi, nell’ambito di tali direttive, sta predisponendo gli opportuni provvedimenti che costituiranno il contenuto del disegno di legge di stabilità.
Va altresì segnalato che l’attuale quadro ordinamentale afferente al patto di stabilità interno prevede diversi strumenti a disposizione della governance regionale, come i patti regionalizzati (patto verticale incentivato, patto regionale verticale e patto regionale orizzontale), tutti finalizzati a mitigare gli obiettivi degli enti locali in difficoltà, senza oneri aggiuntivi a carico della finanza pubblica.

 

 

“Decreto del fare” e Programma d’Azione Biennale: il mio OdG

 

ATTO CAMERA

ODG IN ASSEMBLEA SU P.D.L. 9/01248-AR/146

Dati di presentazione dell’atto

Legislatura: 17

Seduta di annuncio: 59 del 24/07/2013

Firmatari

Primo firmatario: SCUVERA CHIARA 
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 24/07/2013

Fasi iter:

DISCUSSIONE IL 25/07/2013

ACCOLTO IL 25/07/2013

PARERE GOVERNO IL 25/07/2013

RINUNCIA ALLA VOTAZIONE IL 26/07/2013

CONCLUSO IL 26/07/2013

Atto Camera

Ordine del Giorno 9/01248-AR/146

presentato da

SCUVERA Chiara

testo di

Mercoledì 24 luglio 2013, seduta n. 59

  La Camera,
premesso che:
il decreto-legge in esame, volto alla semplificazione amministrativa e allo stimolo dell’economia, è stato soprannominato «il Decreto del Fare» come sinonimo di concretezza, di programmi operosi per la ripresa del Paese, di collaborazione fra settori diversi della società, con l’obiettivo comune di uscire dalla crisi;
in questa ottica del «fare» manca però un impegno preciso a considerare la politiche attive di inclusione delle persone con disabilità, anche se è stato approvato durante l’iter in Commissione un emendamento che esclude i soggetti ai quali è già stata accertata da parte degli uffici competenti una menomazione o una patologia stabilizzate o ingravescente di cui al decreto del Ministro dell’economia e delle finanze 2 agosto 2007, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 225 del 27 settembre 2007, inclusi i soggetti affetti da sindrome da talidomide o da sindrome di Down, e che abbiano ottenuto il riconoscimento dell’indennità di accompagnamento o di comunicazione, dalle visite di controllo sulla permanenza dello stato invalidante da parte degli uffici dell’istituto nazionale della previdenza sociale (INPS);
il Governo, all’interno della IV Conferenza Nazionale sulla disabilità, ha presentato il «Programma d’Azione Biennale per la promozione dei diritti e l’integrazione delle persone con disabilità», documento elaborato a marzo dall’Osservatorio Nazionale;
il Programma prevede sette linee di intervento che coprono trasversalmente, in un’ottica di mainstreaming, gli aspetti più importanti per la realizzazione della piena inclusione nella vita sociale delle persone con disabilità e, per ogni intervento, individua l’obiettivo e il tipo di azione necessaria per conseguirlo;
il Programma d’azione rappresenta, senza dubbio, un primo fondamentale contributo alla definizione di una complessiva azione strategica da parte dell’Italia sul tema della disabilità, in accordo con il nuovo quadro delle Nazioni Unite e pienamente coerente con la Strategia europea sulla disabilità 2010-2020, per promuovere la progressiva e piena inclusione in tutti gli ambiti della vita sociale;

impegna il Governo:

a valutare l’opportunità di inserire il programma d’Azione Biennale all’interno delle misure del «Decreto del fare», al fine di renderle operative il prima possibile, affinché all’interno della nostra società si sviluppi una reale e concreta cultura volta al superamento delle problematiche dell’integrazione delle persone disabili;
a valutare l’opportunità di semplificare tutte le procedure burocratiche relative al riconoscimento, al mantenimento ed alle eventuali verifiche riguardanti l’invalidità.
9/1248-A

R/146. Scuvera, Lenzi, Biondelli, Patriarca, Beni, Sbrollini, Capone, Miotto, Carnevali, D’Incecco, Antezza.

 

La mia interrogazione sulla bonifica dell’area ex-Fibronit

Ho presentato uninterrogazione alla Camera per chiedere l’urgente finanziamento per il completamento della bonifica del SIN su cui insisteva la ex Fibronit, su cui attualmente è stata completata la sola MISE, messa in sicurezza.

 

Esclusione degli alunni disabili dalla scuola materna comunale di Zerbolò. La mia interrogazione

Sono prima firmataria di un’interrogazione sulla modifica del nuovo regolamento della scuola dell’infanzia del Comune di Zerbolò che, all’art. 9 recita: “Sono ammessi a frequentare la scuola comunale dell’infanzia di Zerbolò esclusivamente bambini autosufficienti in tutte le loro funzioni fisiologiche”, paventando il rischio di discriminazione dei bambini disabili.
Grazie alla rete di sensibilizzazione promossa dal circolo del PD di Zerbolò, da ANFASS, dai genitori e dai consiglieri comunali di minoranza, il caso è arrivato sul tavolo del Prefetto dott.ssa Peg Strano, che ha scritto all’Amministrazione chiedendo di “specificare che il riferimento è ai bambini che si iscrivono alla materna, ma che ancora non hanno compiuto i 3 anni e che, se non autosufficienti, devono essere affiancati dai genitori nel periodo dell’inserimento”.

A seguito dell’intervento del Prefetto, il Consiglio Comunale ha modificato il regolamento e la scuola è di nuovo aperta a tutti i bambini. Esprimo grande soddisfazione per l’esito della vicenda e tutta la mia vicinanza alla rete civica e istituzionale che si è attivata. Un ringraziamento anche al Prefetto, per essere intervenuta in modo tempestivo ed efficace. Aggiungo la necessità di una strategia complessiva per valorizzazione l’infanzia, con politiche contro la povertà e le discriminazioni di ogni sorta. Nell’interrogazione, infatti, ho chiesto ai Ministri dell’Istruzione e delle Pari Opportunità “di promuovere iniziative, anche mediante intese o altre forme di concertazione con gli enti territoriali interessati, per assicurare, come previsto, tra l’altro dalle linee guida ministeriali per l’integrazione scolastica degli alunni con disabilità, il pieno rispetto del diritto di accesso ai servizi educativi per i minori con disabilità, con ciò evitando che si verifichino casi come quello di cui in premessa che risultano in contrasto con i principi affermatisi anche in ambito internazionale”. In questo senso, vorrei richiamare anche le dichiarazioni del Sottosegretario all’Istruzione Marco Penso Doria che potete leggere in questo articolo.

 

Superamento degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, il mio OdG

 

ATTO CAMERA

ODG IN ASSEMBLEA SU P.D.L. 9/00734-A/002

Dati di presentazione dell’atto

Legislatura: 17

Seduta di annuncio: 19 del 20/05/2013

Firmatari

Primo firmatario: SCUVERA CHIARA 
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 20/05/2013

Fasi iter:

ATTO MODIFICATO IN CORSO DI SEDUTA IL 20/05/2013

ACCOLTO IL 20/05/2013

PARERE GOVERNO IL 20/05/2013

RINUNCIA ALLA VOTAZIONE IL 20/05/2013

CONCLUSO IL 20/05/2013

Atto Camera

Ordine del Giorno 9/00734-A/002

presentato da

SCUVERA Chiara

testo di

Lunedì 20 maggio 2013, seduta n. 19

  La Camera,
premesso che:
il provvedimento in esame prevede all’articolo 1 misure volte al superamento definitivo degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, disponendo la proroga della loro chiusura al 1o aprile 2014 per la mancata realizzazione da parte delle regioni delle strutture sanitarie territoriali sostitutive degli stessi OPG, nuove strutture in cui esclusivamente dovranno eseguirsi le misure di sicurezza del ricovero in OPG e dell’assegnazione a casa di cura e di custodia;
i programmi regionali, volti alla suddetta realizzazione nonché all’adozione di percorsi riabilitativi e di reinserimento sociale degli ex internati, devono definire prioritariamente tempi certi e impegni precisi per il superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari, prevedendo, peraltro, la dimissione di tutte le persone internate per le quali l’autorità giudiziaria abbia già escluso o escluda la sussistenza della pericolosità sociale, con l’obbligo per le aziende sanitarie locali di presa in carico all’interno di progetti terapeutico-riabilitativi individuali che assicurino il diritto alle cure e al reinserimento sociale;
il programma di utilizzo delle risorse assegnate alle regioni per la realizzazione e riconversione degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari deve prevedere, oltre agli interventi strutturali, anche attività volte progressivamente a incrementare la realizzazione dei percorsi terapeutico-riabilitativi;
in Italia esistono 6 ospedali psichiatrici giudiziari situati a Montelupo Fiorentino (Firenze), Aversa (Caserta), Napoli, Reggio Emilia, Barcellona Pozzo di Gotto (Messina) e Castiglione delle Stiviere (Mantova) e, secondo quanto risulta dalla relazione finale della Commissione di inchiesta sull’efficacia e l’efficienza del Servizio Sanitario Nazionale, approvata il 30 gennaio 2013, la chiusura definitiva degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari si rende necessaria per le «(…) gravi e inaccettabili carenze strutturali e igienico-sanitarie rilevate in tutti gli OPG, ad eccezione di quello di Castiglione delle Stiviere e, in parte, di quello di Napoli». Nella relazione si evidenzia come «(…) tutti gli OPG presentano un assetto strutturale assimilabile al carcere o all’istituzione manicomiale, totalmente diverso da quello riscontrabile nei servizi psichiatrici italiani»,

impegna il Governo

nel rispetto delle competenze e degli ambiti di tutti i soggetti coinvolti nel definitivo superamento degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, a vigilare – anche previa emanazione di specifiche linee di indirizzo – affinché i programmi regionali siano ispirati ai principi della legge n. 180 del 1978, degli articoli 33 e seguenti della legge n. 833 del 1978 e della Carta costituzionale, superando la logica manicomiale ed inaugurando percorsi innovativi di cura e di assistenza, oltre che di reinserimento sociale, stimolando anche una progettualità di reinserimento abitativo, come housing sociale e lavorativo, come passo primario di un processo di recupero delle relazioni e dell’autonomia della persona.
9/734-A/2(Testo modificato nel corso della seduta) Scuvera, Fossati, Nicchi, Piazzoni, Locatelli, Aiello, Miotto, Carnevali, Beni, Piccione, Cecconi, Mantero, Silvia Giordano, Lorefice, Calabrò, Roccella, Gigli.

La mia interrogazione sulle liste nazifasciste alle elezioni comunali di Alagna

Ho presentato insieme ad Emanuele Fiano un’interrogazione al Ministero dell’interno sulla partecipazione di due liste elettorali di chiara ispirazione fascista e nazi-fascista nel Comune di Alagna. Ci richiamiamo alla XII disposizione finale della Costituzione che vieta la ricostituzione, sotto qualsiasi forma, del Partito Fascista.

Approvata la risoluzione sulla 194

 

XVII LEGISLATURA
BOLLETTINO
DELLE GIUNTE E DELLE COMMISSIONI PARLAMENTARI
Affari sociali (XII)
ALLEGATO

ALLEGATO
8-00038 Relazione sullo stato di attuazione della legge n. 194 del 1978, concernente norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza, contenente i dati preliminari dell’anno 2012 e i dati definitivi dell’anno 2011. Doc. XXXVII, n. 1.

RISOLUZIONE APPROVATA DALLA COMMISSIONE

   La XII Commissione Affari sociali,
premesso che:
ha proceduto, ai sensi dell’articolo 124 del regolamento, all’esame della Relazione sullo stato di attuazione delle norme per la tutela sociale della maternità e per l’interruzione volontaria della gravidanza, contenente i dati preliminari dell’anno 2012 ed i dati definitivi dell’anno 2011, presentata ai sensi dell’articolo 16 della legge n. 194 del 1978;
la predetta Relazione è stata oggetto di un ampio dibattito svoltosi presso la medesima Commissione a partire dall’11 febbraio 2014;
i dati di riferimento (consuntivi 2011 e preventivi 2012) presentano comunque un limite di analisi dello stato reale a cui si aggiungono le difficoltà, rappresentate da molti referenti regionali, nel ricevere i dati dalle strutture dove vengono effettuate le IVG e la chiusura di alcuni servizi IVG, tanto che in alcune regioni (Abruzzo, Campania, Puglia, Sicilia e Sardegna) è stato necessario integrare le informazioni ottenute dal Sistema di sorveglianza con le schede di dimissioni ospedaliere (SDO);
osservato nel merito della Relazione che:
i dati forniti sono stati raccolti dal Sistema di sorveglianza epidemiologica delle IVG, attivato nel 1980, che vede impegnati l’Istituto superiore di sanità (ISS), il Ministero della salute e l’Istat da una parte, le regioni e le province autonome dall’altra;
i dati più significativi sono costituiti da:
il tasso di abortività (numero delle IVG per 1000 donne in età feconda tra 15-49 anni), che, con i valori più bassi tra i paesi industrializzati, nel 2012 è risultato pari a 7,8 per 1000, con un decremento dell’1,8 per cento rispetto al 2011 e un decremento del 54,7 per cento rispetto al 1982, anno in cui il tasso era del 17,2 per 1000; il tasso di abortività è diminuito in tutti i gruppi di età e che tra le minorenni nel 2011 è risultato pari a 4,5 per 1000, con livelli più elevati nell’Italia settentrionale e centrale; anche i dati relativi al ricorso all’IVG delle ragazze di età inferiore a 18 anni, pari a 3.008 nel 2011, e delle ragazze straniere, pari a 586, confermano il minore ricorso all’aborto tra le giovani in Italia rispetto a quanto registrato negli altri Paesi dell’Europa occidentale;
il rapporto di abortività (numero delle IVG per 1000 nati vivi), che nel 2012 è risultato pari a 200,8 per 1000 – con un decremento del 2,5 per cento rispetto al 2011 e un decremento del 47,2 per cento rispetto al 1982, anno in cui il rapporto è stato del 380,2 per 1000 –, e che un terzo del fenomeno è costituito da donne con cittadinanza estera;

  considerato che:
nel 2009 il tasso di abortività per le italiane è risultato pari a 6,7 per 1000 perPag. 44le donne di età 15-49 anni, a 11,5 per 1000 nelle cittadine di Paesi a sviluppo avanzato e a 23,8 per 1000 in quelle di Paesi a forte pressione migratoria (valore pari a 40,7 nel 2003), cosa che indica come, nonostante la diminuzione negli anni, quest’ultimo gruppo di donne ha ancora livelli di abortività molto più elevati delle italiane;
con riferimento all’uso della RU486, secondo i dati forniti nella Relazione, questa metodica è stata usata nel 2010 in 3.836 casi (3,3 per cento del totale delle IVG) e in 7.432 casi nel 2011 (7,3 per cento del totale). La metodica non è stata utilizzata nel 2010 in Abruzzo e in Calabria, mentre nel 2011 nelle sole Marche. La sua diffusione è comunque percentualmente disomogenea considerando la popolazione delle varie regioni;
le prescrizioni per l’utilizzo di questa metodica con limiti entro la settima settimana e l’indicazione di ricovero per 3 giorni possono risultare disincentivanti rispetto alla richiesta di tale opzione, che negli altri Paesi europei avviene con modalità di trattamento ambulatoriale o domiciliare. La relazione evidenzia come nel 76 per cento dei casi le donne hanno richiesto la dimissione volontaria dopo la somministrazione di Mifeprostone o prima della fase espulsiva. Nel 96 per cento dei casi non c’è stata nessuna complicazione immediata e la necessità di ricorrere all’intervento chirurgico si è presentata nel 5,3 per cento dei casi; per tali ragioni potrebbe essere utile acquisire una valutazione dell’AIFA e del Consiglio superiore di sanità;
la quasi totalità degli interventi chirurgici, più precisamente il 90,3 per cento, avviene in day hospital e l’isterosuzione, in particolare con la metodica secondo Karman, rappresenta la tecnica più utilizzata (79,4 per cento), in quanto comporta rischi minori di complicanze per la salute della donna;
la percentuale di aborti ripetuti riscontrata in Italia è tra le più basse a livello internazionale (19 per cento di IVG con almeno 1 aborto alle spalle e 8 per cento con almeno 2) ma ancora rilevante nella popolazione straniera;
non appare giustificato, inoltre, il ricorso all’anestesia generale (82,1 per cento), così elevato da porsi in netto contrasto con le indicazioni formulate a livello internazionale che raccomandano invece il ricorso all’anestesia locale per minori rischi per la salute della donna, questione sulla quale si evidenzia la necessità di procedere ad ulteriori verifiche;
in relazione ai tempi di attesa tra rilascio della certificazione e intervento (indicatore di efficienza dei servizi) la percentuale di IVG effettuate entro 14 giorni dal rilascio del documento è leggermente aumentata rispetto a quella riscontrata nel 2010 ed è diminuita la percentuale di IVG effettuate oltre 3 settimane, persistendo tuttavia una non trascurabile variabilità tra regioni;
la relazione sottolinea che la diffusione dell’approccio farmacologico del Mifepristone e prostaglandine (RU486) potrebbe aver determinato l’aumento della percentuale di interventi effettuati entro le 8 settimane di gestazione;
dalla Relazione non emergono dati riguardanti i tempi di attesa per la certificazione;
la percentuale degli obiettori di coscienza, specie fra i ginecologi, mantiene livelli elevati, più di due su tre, passando dal 58,7 per cento del 2005 al 71,5 per cento del 2008, per ridiscendere al 70,7 per cento nel 2009 e al 69,3 per cento nel 2010 e nel 2011;
percentuali superiori all’80 per cento tra i ginecologi sono presenti principalmente al sud, con punte che toccano l’88,4 per cento in Campania e in Molise;
l’esercizio del diritto all’obiezione di coscienza ha riguardato elevate percentuali di ginecologi fin dall’inizio dell’applicazione della legge n. 194, con un aumento percentuale del 17,3 per cento in trenta anni, a fronte di un dimezzamento delle IVG nello stesso periodo;
secondo la relazione i numeri complessivi del personale non obiettore sono considerati comunque congrui rispetto al numero complessivo degli interventi di IVG e che eventuali difficoltà nell’accesso ai percorsi IVG sembrano quindi dovute a una distribuzione inadeguata del personale fra le strutture sanitarie all’interno di ciascuna regione;
risulta necessaria una verifica considerando che i dati relativi al numero dei non obiettori potrebbero risultare sovrastimati rispetto alla realtà, poiché, non essendo obbligatorio comunicare all’azienda sanitaria di competenza la scelta di obiezione di coscienza, potrebbero essere considerati non obiettori tutti i ginecologi che non hanno mai espresso obiezione semplicemente in quanto la loro attività istituzionale non prevede la pratica delle IVG; va considerato che nel 2011 il carico di lavoro è di 1,7 IVG a settimana;
proprio allo scopo di avviare un monitoraggio relativo alle singole strutture ospedaliere e ai consultori e di individuare eventuali criticità nell’applicazione della legge, con particolare riferimento all’aspetto riguardante l’obiezione di coscienza, è stato attivato nel 2013, presso il Ministero della salute, un «Tavolo tecnico» a cui sono stati invitati gli assessori regionali;
una prima proposta di scheda per la raccolta dati è già stata inviata ai referenti regionali e che i risultati di tale monitoraggio saranno presentati nella prossima Relazione al Parlamento;
la Relazione è sicuramente carente per quanto riguarda la quantificazione degli aborti clandestini nel nostro Paese;
con riferimento ai consultori familiari, dalla Relazione si evince chiaramente come negli ultimi anni si sia assistito ad un progressivo decremento dei consultori familiari pubblici, che avrebbero dovuto, invece, essere l’asse portante degli interventi preventivi nell’ambito dell’aborto volontario;
nel 2011 il rapporto tra consultori familiari pubblici e abitanti è pari allo 0,7 per 20.000 abitanti (come nel 2006-2010), valore inferiore a quanto previsto dalla legge n. 34 del 1996, di conversione in legge del decreto-legge 1 dicembre 1995, n. 509, recante «Disposizioni urgenti in materia di strutture e di spese del Servizio sanitario nazionale», pari a 1 ogni 20.000 abitanti e per altro distribuiti in modo disorganico sul territorio nazionale;
il ricorso al consultorio familiare è basso anche per la documentazione/certificazione (40,7 per cento nel 2011), specialmente al Sud e nelle Isole, anche se in aumento principalmente per il maggior ricorso ad esso da parte delle donne straniere (vi ricorre il 54,2 per cento rispetto al 33,9 per cento delle italiane);
risulta, dunque, confermata la necessità di una maggiore valorizzazione dei consultori familiari quali servizi primari di prevenzione del fenomeno abortivo e di una effettiva loro integrazione con i centri in cui si effettua l’IVG;
considerati positivamente i risultati raggiunti dopo oltre trent’anni dall’approvazione della legge n. 194 come strumento per la riduzione e il controllo del ricorso dell’IVG;

impegna il Governo:

   nell’attesa dei risultati del citato «Tavolo tecnico» avviato dal Ministero della salute con gli assessori regionali per il monitoraggio sullo stato di attuazione delle norme per la tutela della maternità e per l’IVG, a riferire alle Commissioni parlamentari competenti sulle iniziative adottate dal Ministero medesimo in attuazione degli impegni assunti l’11 giugno 2013 alla Camera e contenuti nelle mozioni approvate, ed a predisporre, nei limiti delle proprie competenze, tutte le iniziative necessarie affinché nell’organizzazione dei sistemi sanitari regionali si attui il quarto comma dell’articolo 9 della legge n. 194 del 1978, nella parte in cui si prevede l’obbligo di controllare e garantire l’attuazione del diritto della donna alla scelta libera e consapevole anche attraverso una diversa mobilità del personale, garantendo la presenza di un’adeguata rete dei servizi sul territorio in ogni regione;
a fornire informazioni e a riferire alle Commissioni parlamentari competenti in ordine allo stato di attuazione dell’Accordo Stato-regioni del 16 dicembre 2010 «Linee di indirizzo per la promozione ed il miglioramento della qualità, dell’assistenza e dell’appropriatezza degli interventi assistenziali nel percorso nascita e per la riduzione del taglio cesareo»;
a porre in essere tutte le azioni necessarie per un monitoraggio più puntuale, aggiornato, analitico e coerente rispetto alle criticità indicate in premessa;
a sensibilizzare le regioni affinché siano promosse, dalle istituzioni scolastiche in collaborazione con le associazioni dei genitori e con i consultori territoriali, attività di informazione ed educazione alla salute sessuale e riproduttiva, all’affettività, alla maternità e paternità consapevole;
per quanto riguarda l’aspetto della tutela sociale della maternità, a dare piena attuazione agli articoli 2 e 5 della legge n. 194 del 1978, nel rispetto della titolarità decisionale della donna;
a prevedere che le Regioni debbano rendere noto, usando tutti gli strumenti informativi necessari compresi i siti istituzionali, il percorso di accesso al servizio da parte dell’utente e i presidi ospedalieri nei quali viene effettuata l’IVG, determinando un bacino di utenza ragionevole;
ad assumere iniziative per valorizzare e ridare piena centralità ai consultori familiari, istituiti ai sensi della legge n. 405 del 1975, a promuoverne un’equa diffusione sul territorio nazionale e a favorirne l’integrazione con le strutture ospedaliere, rappresentando il consultorio uno strumento essenziale per le politiche di prevenzione e promozione della maternità e della paternità libera e consapevole;
ad attivarsi affinché su tutto il territorio nazionale l’interruzione di gravidanza farmacologica sia garantita omogeneamente, nell’appropriatezza clinica;
ad estendere a tutto il territorio nazionale il progetto coordinato dalla regione Toscana, in accordo con altre 10 regioni, riguardante la prevenzione delle IVG tra le donne straniere, promosso in collaborazione con l’Istituto superiore di sanità e l’Università degli studi La Sapienza;
a valorizzare la visita post-IVG, da effettuarsi preferibilmente presso il consultorio nella sua funzione di counselling per la procreazione responsabile ed a prevenzione degli aborti ripetuti.
(8-00038) «CarnevaliLenziCecconiRondiniFucciMonchieroBinettiCasatiRoccellaPaola BragantiniLorefice,PiccionePatriarcaIoriBaroniCaponeMiottoManteroAmatoSbrolliniScuveraVargiu».

Sperimentazione non è vivisezione

E’ in corso la discussione sul decreto legislativo di recepimento della direttiva 2010/63/UE che riguarda la protezione degli animali utilizzati a fini scientifici. Ritengo che il decreto debba attuare strettamente la direttiva: la sperimentazione animale, concetto diverso dalla vivisezione, è indispensabile per il progresso scientifico e per trovare la cura delle malattie più gravi. Questa è la dichiarazione di Maria Amato (PD) relatrice del provvedimento nella nostra Commissione.

Legge di stabilità, le novità dalla Commissione

Con particolare riferimento agli Affari sociali, segnalo le seguenti novità  – approdate alla Legge di stabilità approvata il 20 dicembre 2013 – ottenute grazie anche alla nostra attività parlamentare: aumento di 275 milioni di euro per il 2014 il Fondo per le non autosufficienze, inclusa SLA, più 75 milioni per l’assistenza domiciliare; re-istituzione di un Fondo per i nuovi nati appartenenti a famiglie a basso reddito per l’anno 2014; incremento di 20 milioni di euro per ciascuno degli anni 2015 e 2016 del Fondo nazionale per i minori stranieri non accompagnati che poi, grazie a un nostro emendamento poi assorbito da emendamento relatore in commissione Bilancio, è stato aumentato di 40 milioni di euro per il 2014 (qui era zero) imputandoli a dotazione del Fondo per interventi di emergenza umanitaria nel territorio nazionale; ancora incremento di 3 milioni di euro per l’anno 2014 per il Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo; destinazione al Piano di azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere di 10 milioni per ciascun anno 2014, 2015 e 2016. Dal momento che con il mio originario emendamento, approvato in Commissione Affari Sociali, in materia di Fondo Nazionale Infanzia e Adolescenza di cui alla Legge 285/97, si prevedeva un rifinanziamento di 15 milioni di euro, da cui è derivato, con emendamento del relatore uno stanziamento di 2 milioni di euro (per cui dagli originari quasi 29 milioni previsti in Legge di stabilità, si passa a quasi 31 milioni), ho presentato anche un Ordine del giorno sul tema, accolto dal Governo, in cui si impegna lo stesso a valutare l’opportunità di disporre ulteriori stanziamenti per ripristinare tale Fondo a tutela dei diritti dei minori, per favorirne la qualità della vita, lo sviluppo e la realizzazione individuale e sociale. Qui il link all’Odg.

Disegni di legge europea e di delegazione Ue

Sono stata relatrice in Commissione Affari Sociali dei disegni di legge europea e di delegazione europea per l’anno in corso che regolano la partecipazione dell’Italia alla formazione e all’attuazione della normativa e delle politiche dell’Ue.
Con riferimento al disegno di legge di delegazione europea tra i vari temi che ho illustrato alla Commissione, segnalo, anche se non di stretta competenza, la nuova direttiva “accoglienza” volta ad attuare un nuovo sistema europeo di asilo attraverso la disciplina delle condizioni di accoglienza, assistenza e reinserimento sociale di coloro che hanno ottenuto lo status di rifugiato o il diritto di asilo, o che ne abbiano fatto richiesta. La direttiva ha l’obiettivo di garantire un livello di vita dignitoso, con misure nazionali dirette ad individuare le particolari esigenze delle persone vulnerabili, come i minori e le vittime di tortura, o con un sostegno materiale di livello adeguato per i richiedenti asilo. La Commissione europea ha aperto una procedura di infrazione verso l’Italia per la limitata capacità dei Centri di Accoglienza e per le procedure concernenti la domanda di asilo. Questo il link al resoconto sommario della mia relazione con tutti i temi trattati, consultabile a pag. 430.

Nella successiva relazione finale ho, dunque, evidenziato la necessità di adottare il TU in materia stabilendo i principi e criteri specifici, oggi assenti in legge di delegazione. Qui il link al mio parere finale

Con riferimento al disegno di legge europea 2013 ho sottolineato la necessità di adeguare la normativa italiana agli obblighi imposti dall’Unione, anche in vista del prossimo semestre di presidenza europea, con particolare riferimento alla sicurezza sui luoghi di lavoro, tema sul quale la Commissione europea ha aperto un’altra procedura di infrazione. La legge europea prevede che fin dai giorni immediatamente successivi all’avvio dell’attività dell’impresa o al verificarsi delle condizioni che rendono necessario l’aggiornamento della valutazione dei rischi, il datore di lavoro debba disporre di idonea documentazione che dimostri che sia stato adempiuto ai singoli obblighi in materia di salute e sicurezza sul lavoro. E’ anche specificato che alla documentazione possono accedere anche i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza.

Nella relazione finale mi sono dunque espressa favorevolmente

Due emendamenti sui minori alla Legge di stabilità

Ieri, 5 dicembre, la Commissione Affari Sociali ha approvato due nostri emendamenti alla Legge di stabilità per contrastare la povertà dei minori e promuovere i diritti dell’infanzia. Il primo, a mia prima firma, prevede l’incremento di 15 milioni di € del finanziamento al Fondo nazionale infanzia e adolescenza ex Lege 285/97 rispettivamente per il 2014, il 2015 e il 2016 (questo il link al bollettino della Commissione, consultare a pag. 343); il secondo, di cui sono cofirmataria, prevede l’incremento del Fondo per i minori stranieri non accompagnati, da 20 milioni a 35 per il triennio 2014-2016, finanziando così il 2014, come richiesto anche da ANCI (questo il link al bollettino, consultare a pag. 339).
Attendiamo adesso il vaglio della Commissione bilancio.

Ospedali Psichiatrici Giudiziari e Trattamento Stamina

Il 20 maggio con 504 voti la Camera ha approvato la conversione in legge con emendamenti del decreto 734 “recante disposizioni urgenti in materia sanitaria“. L’approvazione è stata preceduta dall’esame da parte della Commissione Affari Sociali, di cui faccio parte. Nel decreto vengono affrontate due rilevantissime questioni: la proroga della chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari (OPG) e la sperimentazione del cosiddetto metodo Stamina.

Sul tema OPG, affrontato all’art. 1, ho presentato un ordine del giorno, firmato da deputate e deputati di vari gruppi, che impegna il Governo a “vigilare affinché i programmi regionali siano ispirati ai principi della legge n. 180 (Basaglia), degli articoli 33 e seguenti della legge n. 833 del 1978 e della Carta costituzionale, superando la logica manicomiale ed inaugurando percorsi innovativi di cura e di assistenza, oltre che di reinserimento sociale, stimolando anche una progettualità di reinserimento abitativo, come housing sociale lavorativo, come passo primario di un processo di recupero delle relazioni e dell’autonomia della persona”.

L’art. 2 del Decreto riguarda il trattamento con il metodo Stamina, a base di cellule staminali mesenchimali. Com’è noto la questione è stato oggetto di una forte discussione nel Paese, che ha coinvolto le famiglie, la comunità scientifica, le associazioni. La Commissione ha lavorato con una forte unitarietà e senza atteggiamenti strumentali o ideologici, valutando con attenzione le audizioni che hanno coinvolto AIFA, comunità scientifica, associazioni dei familiari e la stessa Stamina Foundation. Il lavoro della Commissione non è stato semplice: da un lato, l’esigenza di tenere in conto le aspettative delle famiglie dei pazienti e di non bloccare la ricerca e, dall’altro, la necessità di tutelare il diritto alla salute, rispettando i principi scientifici e le norme vigenti.
Si è quindi stabilito che i pazienti attualmente sottoposti al trattamento potranno completare il percorso di cura e, al contempo, si consente l’avvio di una sperimentazione controllata e monitorata, sotto l’egida dell’Istituto Superiore della Sanità, istituendo anche un Osservatorio che monitori l’andamento delle sperimentazioni in atto e che coinvolgerà anche le famiglie. Nuovi pazienti potranno essere reclutati solo entro i protocolli di sperimentazione. Per approfondire vi propongo un interessante articolo della deputata Margherita Miotto.