Merck, una questione nazionale

Nei giorni scorsi la multinazionale MERCK ha comunicato formalmente alle Organizzazioni Sindacali Territoriali che da gennaio comincerà la fase di spostamento dei volumi produttivi dallo stabilimento di Pavia con conseguenti esuberi tra i lavoratori. Contemporaneamente ha avviato la procedura di mobilità per 230 tra informatori scientifici e impiegati della sede centrale. In discussione ci sono quindi circa 500 lavoratori che rischiano di perdere il posto di lavoro. Seguo questa vicenda con grande apprensione, in considerazione della vicenda che riguarda lo stabilimento pavese di via Emilia, rispetto al quale, come e’ noto, sono a rischio 270 posti di lavoro dipendente, oltre ai 150 dell’indotto.  La questione Merck, dunque, non ha rilievo solo locale, ma anche nazionale, soprattutto in considerazione della strategicita’ del settore farmaceutico nel nostro Paese. Proprio per questo, nell’ambito del tavolo ministeriale, ho chiesto una piu’ forte presenza ed integrazione tra il Ministero dello Sviluppo economico e quello della Salute. Occorre che la politica giochi un ruolo forte, per addivenire al raggiungimento di una decisione bilaterale ed avviare un nuovo ciclo di politiche industriali, di sostegno alla crescita e all’occupazione, che peraltro il Governo ha già avviato. Pavia, e l’Italia tutta, non possono permettersi di perdere un importante stabilimento, efficiente e all’avanguardia.

Quello farmaceutico è un settore di grande importanza strategica nel Paese: secondo i dati Istat elaborati da Farmindustria, è il secondo produttore EU dopo la Germania, e conta 65 mila addetti, di cui circa il 90% laureati o diplomati, 6 mila addetti alla R&S, il 9% degli addetti totali, 25 miliardi di euro di produzione di cui il 61% rivolto all’estero, solo per citare alcuni dati.

E ancora, secondo lo IAPG (Italian American Pharmaceutical Group) che rappresenta le aziende farmaceutiche italiane a capitale statunitense,  il farmaceutico rappresenta il secondo settore per gli investitori USA in Italia sia in termini di vendite (20%) che di occupazione (14%).

Quale danno rappresenterebbe la dismissione o il ridimensionamento di uno stabilimento in attivo, situato in quella che è la prima regione per produzione farmaceutica e biotech in Italia, con metà circa di addetti, produzione, Ricerca e studi clinici sul piano nazionale? Non solo pavese e lombarda l’emergenza Merck, ma di tutto il Paese.

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